L’uomo della strada

 

 

 

Perché questo titolo “Piantala”?
Perché questa parola, a seconda di come la si pronuncia, assume due significati diversi.
“Piantala” detto con tono perentorio e col viso contratto vuol essere un chiaro invito a smetterla, a cambiare comportamento.
Detto invece con voce invitante e amichevole vuol invitare a mettere a dimora una pianta.

E, seconda domanda, perché questo accostamento alle piante?
Perché, sostiene Stefano Mancuso in una intervista rilasciata a Giovanna Tonsoni , sostiene che: “Per tirar via l’anidride carbonica dall’atmosfera dobbiamo usare l’unica macchina in grado di assorbirla: gli alberi. Ne servono 1000 miliardi e non è un numero iperbolico; a noi italiani ne spetterebbero due miliardi e se soltanto utilizzassimo le terre abbandonate dall’agricoltura potremmo piantarne addirittura 6 miliardi.

Questo ci permetterebbe di ridurre di 2/3 il surplus di anidride carbonica e benché sia la reale soluzione, nessuno ne parla perché mentre per la transizione elettrica delle automobili, per esempio, si fa girare l’economia, il fatto di piantare alberi seppur molto economico, non muove denaro. Non c’è interesse politico perché piantare oggi un albero vuol dire aspettare venti anni per vedere i risultati. È una soluzione semplice, facile, elegante, che non richiede modifiche sostanziali del nostro sistema economico, che sarebbe iper positiva ma utopica, anche perché non abbiamo più tempo. L’unica cosa che possiamo fare e che riabiliterebbe l’intelligenza umana è piantare alberi.”

E c’è da scommettere che Mancuso sia credibile. Tanto per dare qualche indicazione, Stefano Mancuso è professore associato presso l’Università di Firenze dal 2001 e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. Dirige il Linv (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) con sedi a Firenze e Kitakyushu (Giappone). È Principal Investigator del programma “Perception of gravity, signal transduction and graviresponse in higher plants” dell’ESA (European Spatial Agency).

Ha condotto 8 campagne di voli parabolici per conto dell’ESA ed una per la DLR (Agenzia Spaziale Tedesca). È Membro Fondatore della International Society for Plant Signaling & Behavior e editor in chief della rivista internazionale omonima. È accademico di numerose altre società scientifiche internazionali. E’ Co-chair del panel Life science. Ha vinto nel 2002 l’European Award for Research and Innovation, ha vinto nel 2003 il premio «Antico Fattore». Nel 2010 è stato il primo scienziato che lavora in Italia invitato a un Ted Global a Oxford, e nel 2019 il «New York Times» lo ha inserito tra i divulgatori scientifici più influenti. È autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche sulla fisiologia e sul comportamento delle piante.

Visto allora che gli alberi ci potrebbero aiutare a risolvere il problema della CO2, è il momento di usare il nostro invito: “Piantala!”.

Prima versione (Piantala=Smettila) rivolto, o meglio urlato a:

  • Chi sta trattando la foresta amazzonica… come la sta trattando (o bistrattando);
  • Quei “distratti” che troppo spesso lasciano cadere un cerino acceso in un bosco assolato in una estate arida e assetata;
  • Chi progetta di costruire “un palazzo di trenta piani” al posto di un parchetto o un giardino in pieno centro città.

Seconda versione (Piantala=Metti a dimora un alberello) rivolto a:

  • Chi nelle metropoli industriali costruisce boschi verticali (e anche orizzontali);
  • Gli amministratori comunali che invece di abbattere alberi che da anni fiancheggiavano strade e stradine, si industriano a creare nuovi filari;
  • Bimbi (credo molto in ciò che di vantaggioso per la sostenibilità i giovani possono fare) che, passate le feste di Natale, convincono i genitori a piantare l’alberello invece di lasciarlo appassire e poi gettare.

Ho solo citato alcune macroscopiche situazioni. Ma credo che ognuno di voi ne possa trovare altre in cui rivolgere questa esortazione -Piantala!- a chi possa essere in grado di comprendere che anche un albero può aiutarci ad aiutare questo martoriato mondo.

Ugo Canonici

 

 

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