L’uomo della strada

 

 

 

Ogni tanto ti capitano, tra  capo e collo, delle domande secche, che vorrebbero risposte altrettanto stringate, e che ti mettono in difficoltà.

Io non potevo certo pensare di sottrarmi a questa eventualità.

La domanda è stata: “Perché dovrei?”. Ed è nata dopo una mia chiacchierata con un piccolo imprenditore, che mi ero preso la briga di cercare di convincere ad avvicinarsi alla sostenibilità e in particolare a redigere un bilancio sociale (o qualsiasi altro documento equivalente).

In effetti sono convinto che, per una azienda ( anche per una impresa che non sia tenuta per legge a redigerlo) impegnarsi in un bilancio sociale, anche il più semplice possibile, non è solo un “ gran peso che richiede notevoli investimenti di tempo ed economici”, ma uno strumento che aiuta nella gestione di un business quotidiano.

Non si deve fare perché una legge lo richiede, ma perché è utile.

E cercando aiuto, sostegno e complemento a quanto affermato, siamo andati insieme, il mio interlocutore ed io, a navigare nel web.

E ci siamo trovati sommersi da un mare di argomentazioni. Ne riporto qualcuna.

  • “Il Bilancio di Sostenibilità è uno strumento potente di comunicazione verso i propri clienti e di definizione delle azioni di sviluppo sostenibile. È una prova attendibile della veridicità del percorso intrapreso dall’organizzazione per integrare etica e business e per costruire sistemi di misurazione trasparenti”.
  • “Il Bilancio  Sociale è un documento volontario che si affianca al bilancio d’esercizio delle imprese commerciali e al rendiconto consuntivo degli enti locali con l’obiettivo in primo luogo di fornire un quadro sintetico, chiaro e trasparente dell’attività, mettendo in evidenza l’impatto delle azioni realizzate e la rete di relazioni con i diversi stakeholder (i portatori di interessi), cioè di tutti coloro che hanno un interesse permanente e duraturo nella vita di un’azienda o di un ente, rendicontando le risorse che sono state destinate ad ognuno di essi.”
  • “Il Bilancio Sociale ha la funzione di descrivere il più analiticamente possibile le ragioni per cui si sostengono o si sono sostenuti determinati costi, più lontani rispetto all’attività caratteristica, ma anch’essi produttori di vantaggi per alcune categorie di stakeholder. Non esiste infatti una utilità globale ma una serie di utilità, ognuna per ogni pubblico di riferimento. Il Bilancio Sociale diviene pertanto la somma di una serie di bilanci, unificati per il fatto che l’impresa è una ed è l’unico soggetto in grado di compierne una sintesi.”
  • “La definizione di una “mission aziendale” e la sua condivisione sono elementi importanti per avere il consenso della clientela, del proprio personale, dell’opinione pubblica.

Se questo è vero per le imprese, ancor più lo è per quegli Enti, Istituzioni, Fondazioni e Associazioni che hanno fatto della loro stessa esistenza un motivo di impegno civile e sociale.

E’ ovvio che il Bilancio Sociale non potrà essere mai totalmente neutrale come può esserlo il bilancio d’esercizio, ma è chiaro che deve essere il quanto più possibile verificabile ed oggettivo.

Non so se ha trovato una risposta al suo “perché dovrei?”. Io spero che almeno cominci a pensarci.

Ugo Canonici

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(foto: edar-Pixabay)

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