Il Corriere della Sera del 12 febbraio ha presentato i tre candidati alla carica di Presidente sintetizzando i punti forti dei singoli programmi.
Citando le stesse parole del Presidente degli Industriali Bresciani, l’articolista ha immediatamente enunciato la sua “chiara connotazione green”.

Esordisce infatti Pasini:” se vogliamo una Confindustria indipendente, capace, dobbiamo innanzi tutto partire da un obiettivo condiviso: fare del sistema industriale italiano un modello che trovi nella virtuosità e nella sostenibilità i driver dello sviluppo economico, sociale e ambientale.”
È una forte dichiarazione ed una scelta davvero innovativa, che entra decisamente nell’agone culturale attuale con una presa di posizione non solo moderna ma indica effettivamente una “cosa nuova” nel programma di nomina della Associazione di Imprenditori Industriali.
Noi di CSRoggi non abbiamo alcuna ragione per sostenere o criticare i candidati alla carica confindustriale.

A noi interessa sottolineare ogni spunto che faccia avanzare la sostenibilità come chiave di volta dello sviluppo.
E che ci sia necessità di sviluppo nel nostro paese è cosa nota a tutti.
Nello stesso articolo Pasini aggiunge, riferendosi alla organizzazione imprenditoriale: “siamo stati avari nell’inserimento di giovani, abbiamo subito le dimissioni di aziende eccellenti e accanto a tutto ciò abbiamo assistito ad una sostanziale delega nei confronti di colleghi che si sono specializzati nell’attività pubblica, non solo nella loro associazione, ma anche nelle banche locali e negli enti camerali”.

Giuseppe PASINI ha una storia personale davvero importante e significativa.
Appartiene a quel gruppo di imprenditori che ha trovato la spinta per lo sviluppo dentro la storia delle propria famiglia e ai suoi valori guida.
Chi lo conosce non può che convenire sulla concretezza illuminata del suo agire dentro e fuori la fabbrica.

Pensiamo ad una Fonderia che si dimostra alla avanguardia nella attività produttiva e nella gestione delle risorse umane.
Questo approccio di natura culturale lo fa essere sensibile allo sviluppo sostenibile, che non è evidentemente un atteggiamento da ambientalista/ ecologista e basta, ma propone una evidenza tesa ad una visione esistenziale, integrale, per una umanizzazione della vita sociale ed economica che penetri nell’agire della Associazione Confindustriale

Una proposta di 9 pagine – la più breve – ma diciamo noi quella più innovativa che butta il cuore oltre l’ostacolo e trova nella sostenibilità un habitat sicuro per innovazione e cambiamento.

 

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

Share This