Non respingiamo le aziende virtuose

La scorsa settimana si discuteva tra genitori sull’opportunità o meno di allestire, all’interno della scuola media dei nostri figli, una mostra organizzata da un importante gruppo energetico italiano.

Si tratta di una mostra che ha già fatto con successo il giro di molti istituti scolastici d’Italia, nell’ambito della quale vengono trattati i problemi ambientali che minacciano sempre più il nostro pianeta e vengono illustrate le misure che tutti noi – politici, amministratori, scienziati, insegnanti, semplici cittadini – dovremmo osservare fin da ora per porre un freno all’escalation autodistruttiva che ci vede oggi protagonisti.

Nonostante i buoni propositi dell’azienda, dal coro dei genitori si sono sollevate non poche perplessità, legate al fatto che a raccontare queste cose, sui pannelli che dovrebbero essere esposti nelle parti comuni della scuola, sia un’azienda energetica che per la sua attività ha avuto di sicuro in passato un impatto negativo sul “sistema pianeta”.

«Che vengano loro a dirci quello che dobbiamo fare, quando sono i primi inquinatori e sfruttatori delle risorse del nostro pianeta, è davvero inaccettabile», la tesi dei più fieri oppositori del progetto.

Una posizione che se da una parte si basa su certezze costruite nei decenni e per certi versi può essere compresa, dall’altra oggi non può più essere giustificata.

I tempi sono cambiati. Come sappiamo ognuno deve fare la sua parte, tutti siamo coinvolti, lo dobbiamo forzatamente essere, nei processi di recupero della normalità.

Tutti abbiamo un dovere di assunzione di responsabilità, nessuno escluso. Ognuno deve mettere sul piatto le forze, le risorse che ha a disposizione per recuperare una situazione che sempre più appare disperata.

Non è più sufficiente che di ambiente se ne occupino le associazioni, le fondazioni, le organizzazione benemerite che fino a qui, ormai da due secoli, si sono adoperate per sensibilizzare su temi troppo spesso ritenuti di seconda importanza.

I politici devono fare loro gli obiettivi fissati dall’ONU per il 2030, la scuola deve fare il suo, la società civile deve recepire e rilanciare, in un’azione che deve saper raggiungere tutti gli angoli, anche quelli più lontani e sconosciuti, del pianeta.

Un processo cui le aziende, grandi o piccole che siano, non possono restare estranee. Rispetto per l’ambiente, sostenibilità, economia circolare… sono concetti che da parole fredde e inespressive devono diventare obiettivi, indicazioni, direzioni verso cui andare senza freni o tentennamenti. Le aziende, soprattutto quelle più grandi e potenti, dispongono di molto denaro. Non sempre, è vero, questo è stato accumulato nel pieno rispetto della società, degli altri. Ma se un’azienda è disposta a impiegare idee, risorse umane e una parte dei suoi introiti per sostenere progetti virtuosi è giusto oggi, nella situazione d’emergenza in cui ci troviamo, respingere le sue iniziative in nome di una questione di principio che non tiene conto del cambiamento in atto?

 

(da CSRoggi Magazine, anno 4, n.5, Dicembre 2019, pag. 44)

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