Nella calza

L’uomo della strada

Nella calza

Nell’ultimo numero del 2019 di questa newsletter l’Uomo della strada si era abbandonato al pensiero positivo del Natale: sperare di trovare sotto l’albero i doni più attesi.

Oggi, primo numero del 2020, non si può non pensare alla Befana e guardare con un filo di preoccupazione verso la calza che abbiamo appena svuotato.

Ci si aspettava, anzi ne eravamo sicuri, che la Vecchia Signora, ci avesse messo, assieme ai dolci, anche il carbone.

Ma, altro che doni e dolci. La prima cosa che giaceva nella calza era il fallimento della conferenza sul clima di Madrid.

Ed è stato ben di più che del semplice carbone.

Perché è fallita la conferenza sul clima?

Alcuni paesi sono stati accusati di avere ostacolato apertamente le trattative (fatte nella speranza di rendere questo mondo più sostenibile) per arrivare a un accordo sulla riduzione delle emissioni inquinanti e che alterano il clima. E la 25esima conferenza sul cambiamento climatico organizzata dall’ONU, la cosiddetta COP25, è stata necessariamente considerata da tutti un fallimento.

Alla conferenza – durata una decina di giorni, a Madrid – hanno partecipato i rappresentanti di più di 190 paesi del mondo, che tra le altre cose si erano dati l’obiettivo di trovare una soluzione su uno dei punti più importanti e discussi dell’Accordo di Parigi sul clima: il meccanismo previsto dall’articolo 6, che dovrebbe permettere ai Paesi che inquinano meno di “cedere” la loro quota rimanente di gas serra a Paesi che inquinano di più, per permettere loro una transizione più facile senza compromettere il raggiungimento degli obiettivi generali. Oltre a non avere concordato nulla sull’articolo 6, la COP25 non ha prodotto niente di vincolante sull’obbligo per i singoli Paesi di presentare piani per ridurre ulteriormente le proprie emissioni di gas serra, necessari per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi nel 2015.

Il fallimento della COP25 è dovuto a una serie di fattori. Alcuni paesi, soprattutto Brasile, Australia e Stati Uniti, sono stati accusati di avere ostacolato apertamente un accordo, per evitare di sottostare a regole più rigide per quanto riguarda l’emissione di gas serra. In particolare è stato molto criticato il governo statunitense, che aveva già annunciato il suo ritiro dall’Accordo di Parigi nel giugno 2017, attirandosi molte critiche da buona parte della comunità internazionale, ma che sarà ufficialmente fuori dal trattato nel novembre 2020.

I paesi più sviluppati, inoltre, non hanno dato garanzie sufficienti per la creazione di un meccanismo che preveda finanziamenti adeguati e sistematici verso i paesi più esposti agli impatti del cambiamento climatico, e che avranno quindi bisogno di più risorse economiche per finanziare la messa in sicurezza delle coste, nuove infrastrutture e il trasferimento di milioni di persone che oggi vivono nelle aree costiere a rischio. Anche i paesi meno sviluppati, che in generale non amano le misure anti-inquinamento perché pensano possano arrestare la loro crescita economica, chiedono da tempo misure compensative da parte dei paesi più industrializzati e nei quali la transizione verso la sostenibilità è già stata avviata, per quanto lentamente.

Brutta cosa! Se la Befana ci ha deluso, non ci resta che attendere la prossima festa. Sì, ma quale festa?

Ugo Canonici


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