L’impresa sociale è un’idea, non è solo un tipo di impresa non profit

Con lo scorrere del tempo, si sta affermando per il Non Profit l’impresa sociale. La Riforma del Terzo settore l’ha introdotta in modo adeguato anche se non tutto è stato stabilito per statuti e altri adempimenti.

Ma un’altra Legge (la 254 del 2016) ha introdotto l’obbligo – per le imprese quotate e con un certo numero di dipendenti e di fatturato – di stendere, insieme al “Bilancio Economico”, la “Dichiarazione Non Finanziaria (DNF)”: una “aggiunta” al Bilancio Economico con indicazioni sulla vita aziendale anche nei settori sociali, ambientali, nella qualità di prodotto, nell’organizzazione interna, nelle relazioni con clienti e con gli stakeholder.

«Peccato – sono le parole del prof. Giovannini in occasione della presentazione del Rapporto ASviS – che non vi sia stato più coraggio da parte del legislatore, perché non è stato previsto l’allargamento degli obblighi di questa legge anche alle aziende di medie dimensioni»: in tal modo l’effetto benefico che ci si attende con la Legge 254 dagli operatori economici, dagli imprenditori e da tutti coloro che hanno responsabilità nella produzione di ricchezza sarebbe stato più importante e pieno di buone premesse per il futuro.

Questo allargamento è stato recepito in diversi Paesi europei. La Norvegia è stata tra le prime ad allagare i contenuti della direttiva UE e noi non ci stupiamo della lungimiranza di molti partner europei. È Europa anche questa!

L’Italia – diciamolo piano– è stata l’ultima nazione in Europa ad adeguarsi alla Direttiva.

E anche questo non ci stupisce.

Un fatto importante è accaduto: la realtà “azienda” ha dovuto un po’ scoprire la sua natura nel sociale.

Il business, o il cammino economico, non è fatto solo di moneta, non può camminare unicamente per un incremento del guadagno economico, prescindendo da altri obiettivi.

Ora non c’è solo il richiamo dell’Agenda ONU con i suoi 17 Goal.

Questa legge risponde all’Agenda ONU introducendo importanti novità che dobbiamo conoscere.

Sta crescendo in tutto il Paese la preoccupazione provocata dalla devastazione del nostro territorio, l’economia circolare non è più una novità, ma una seria linea di indirizzo. L’attenzione alle persone che lavorano è un’attenzione che fa bene al business, conviene insomma!

La stessa azienda sta diventando un’Impresa Sociale.

La riforma del Terzo settore ha inserito un nuovo modello aziendale: l’impresa sociale con la possibilità di operare sul mercato, in modo regolato, in attività commerciali.

Per le imprese è un passo di innovazione e sviluppo, non solo un nuovo dovere di legge, che cambia lo stesso modo di pensare al lavoro, che ha doveri sociali e attività doverosamente tesi per il bene di tutti.

L’impresa sociale concettualmente riassume l’operare di tutti, di ogni forma giuridica che costruisce il bene di tutti, attenta a lasciare una vera eredità alle nuove generazioni, tesa infine al bene comune in ogni aspetto della vita. Si opera, ma si opera per il bene comune!

Pur in presenza di parecchi egoismi, l’impresa sociale si impone nella strada dello sviluppo, del cambiamento, della novità, un fattore nuovo cui guardare seriamente, per non perdere altro tempo. E pare che di tempo per rimettere le cose a posto ne sia rimasto poco.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile di CSRoggi

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