Il punto del Direttore

L’Europa in questi giorni è al centro del dibattito politico: molti chiedono più coesione più unità nel combattere le conseguenze umane ed economiche generate dal Covid-19. Ma la domanda più importante che tutti si pongono è quella relativa alle grandi ragioni della esistenza della UE attraverso più solidarietà tra stati, più umanizzazione e meno regole, più attenzione alle esigenze di questo e di altri drammatici momenti.

E’ l’Europa degli stati più forti?

Vediamo come la Commissione Europea ha valutato l’Italia a fine Febbraio del 2019.

In quel tempo non ce ne siamo accorti in modo approfondito, ma per la Commissione l’Italia era davvero un disastro.

La UE ha dato tanti suggerimenti partendo da analisi banalmente note.

Ecco alcune annotazioni della Commissione il 27 Febbraio 2019 nella sua relazione sull’Italia:

  • “Dopo la crescita del PIL (1,7%) –crescita(?) – l’attività economica ha subito un rallentamento. “Causa incertezza politica. (quale?)”
  • “Nel 2018 è proseguito il graduale ma disomogeneo miglioramento del mercato del lavoro. Il tasso di occupazione è rimasto ben al disotto della media UE.”
  • “Occorrono investimenti adeguati per rafforzare la capacità amministrativa –la burocrazia – il capitale umano e l’innovazione e ridurre le disparità regionali”
  • “L’Italia ha compiuto progressi limitati nel dar corso alle raccomandazioni specifiche del 2018: L’Italia però presenta diverse criticità: A) elevato debito pubblico=vulnerabilità; B) crescita fiacca; C) Tasso disoccupazione elevato; D) Risanamento banche; E) elevata tassazione su lavoro e capitale; F) regole rigide sul mercato del lavoro ecc..
  • Sulle soluzioni condivise nessuna risposta compartecipata.

Nessuna annotazione sulla sostenibilità e nessuna parola sulla resilienza.

Eppure il tema riguarda la vulnerabilità: l’Italia è vulnerabile, pieni di buchi sociali ed economici.

Un vecchio testo sulla Sostenibilità “Manuale della Sostenibilità” (di G. Bologna, ed. Ambiente, pagg124,125, ed. 2007) afferma “ai fini della sostenibilità assumono un ruolo centrale i concetti di adattamento, di cambiamento, di flessibilità e di apprendimento, che a loro volta sono alla base di altri due concetti chiave, quelli della resilienza e della vulnerabilità”.

Crawford Holling ha aggiunto: “che la resilienza è la capacità di assorbire shock mantenendo la propria funzione con nuove strutture emergenti (…) con i quali è in grado di riorganizzarsi”.
Mentre Eugene Odum aggiunge che “la stabilità di resistenza rappresenta la capacità di un ecosistema di resistere alle perturbazioni (disturbi) mantenendo intatte le Strutture e le Funzioni. La capacità di resilienza, rappresenta la capacità di recupero quando il sistema è modificato da perturbazione”.

Stiamo vivendo tutti una grande perturbazione.

 La stessa Commissione Europea lo stesso anno, in altro momento sempre nell’inverno del 2019 sosteneva in un suo altro intervento: “se non prendiamo provvedimenti per aumentare la resilienza economica e la coesione e affrontare le vulnerabilità strutturali, nei prossimi anni potremmo assistere ad una perdita di slancio in un contesto di grandi rischi di revisione al ribasso”.

Qui la Commissione sembra preoccupata, paventa “rischi” vuole “provvedimenti”, ma tutto resta sulla carta delle idee buone.

L’Italia nella situazione attuale come tutti gli stati Europei, è sotto attacco del Coronavirus. Nessuno era preparato. Nessuna risorsa, nessun provvedimento per eventi eccezionali. Oggi l’Italia dimostra nei fatti una forte capacità di resilienza al morbo da parte del suo popolo.

L’Italia avrà molte debolezze organizzative, politiche, sociali, economiche, come quelle elencate dalla Commissione, ma davanti al Covid-19 c’è un grande popolo che dà prova di coesione.   E’ gente di grandi risorse umane, sorprendenti, solidali, fantasiose, creative, coese, certamente inattese.

Ora con l’UE va rivista la programmazione, la modalità relazionale, vanno cambiati i meccanismi di supporto, di gestione, di interconnessione tra economie di piccoli paesi e grandi nazioni, bilanci e significatività dei costi strutturali, ecc..

Il Paradigma programmatico è cambiato per tutti.

Disoccupazione, incertezze, investimenti, debito, risanamento sono sostantivi che vanno ridefiniti in una ottica diversa. Ora questo grande popolo va maggiormente rispettato.

La sostenibilità implica la resilienza, l’imprevisto alle porte non può far dimenticare i valori fondamentali dell’Europa: Solidarietà e Coesione, Compartecipazione, Visione comune, Lealtà.

La sostenibilità chiede una programmazione economico-sociale nuova, più complessa.

L’imprevedibile sia parte del programma sociale ed economico, con significativi accantonamenti. Anche le crisi economiche erano imprevedibili. I disastri ambientali lo sono.

La vulnerabilità non è una idea per far paura, ma una esperienza. E’ quella che viviamo ora.

Occorre una diversa interpretazione della realtà: infatti il tutto non è prevedibile, ciò che accade non è la prosecuzione di un “già accaduto”, la realtà sfugge ai calcoli della ragione.

C’è qualche cosa dentro la realtà che la rende imprevedibile.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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