Giovedì 8 novembre 2018 il Corriere della Sera ha pubblicato un interessante supplemento dedicato alla Sostenibilità raccogliendo interventi, opinioni, proposte per il futuro e casi concreti offerti da coloro che, da ogni parte del mondo, giocano la propria sensibilità e le proprie energie per salvaguardare il pianeta.

Dopo l’articolo a firma di Gianmario Verona, rettore dell’Università Bocconi,  riportiamo alcuni degli interventi più significativi pubblicati nel supplemento.

L’ATLANTE DEL FUTURO

Esattamente 90 anni fa, nel 1908, con il lancio sul mercato del «modello T» ad opera della Ford Motor Company, assieme alla macchina che avrebbe rivoluzionato il trasporto nasceva a Detroit l’impresa moderna. Obiettivo di Henry Ford era mettere un’automobile nei garage di tutte le famiglie americane. Le tecnologie del motore a scoppio e dei materiali erano meccaniche ed imprecise. Le nozioni di management nel primo Novecento erano ancora tutte da inventare. Dopo cinque anni di sperimentazione la Ford era finalmente riuscita a produrre un modello di automobile affidabile, anche se disponibile in un solo colore, il nero. Questa drastica semplificazione industriale era la strategia per ottenere un prezzo di vendita accessibile all’allora emergente classe media nel mercato più grande del mondo, gli Stati Uniti, che avrebbe in pochi anni permesso di rendere il «modello T» lo standard di prodotto in tutto il settore.

In realtà il vero segreto per realizzare questa magia riguardava l’efficientamento all’osso di tutti i processi produttivi, come ben illustrato dagli operai meccanicamente inseriti negli ingranaggi industriali e, secondo la teoria marxista, sfruttati dal proprietario del capitale. Obiettivo era difatti la massimizzazione del profitto, la differenza tra ricavi e costi, divenuto poi il mantra della teoria dell’impresa e della finanza. Cosa fa inorridire la Generazione Z, i nati dopo il 2000, di fronte alle scene dell’operaio di Tempi Moderni magistralmente interpretato da Charlie Chaplin, che tante volte ho fatto vedere in classe ai miei studenti e che negli anni 30 aveva l’obiettivo di far riflettere le platee, che però alla fine sorridevano e applaudivano divertite? In poche parole, l’assenza nell’impresa di allora del concetto di sostenibilità.

Ragazzi d’oggi e gli «altri»

I ragazzi che frequentano oggi l’università, indipendentemente dalle geografie di provenienza e dai colori politici di riferimento, non solo sono più consapevoli di chi li ha preceduti della scarsità delle risorse del pianeta, che troppo spesso anche nel recente passato sono state sfruttate senza scrupolo da impavidi finanziatori e capitani di industria. Non solo sono i protagonisti della sharing economy, che porta alla condivisione di servizi e beni materiali di ogni genere, che sempre più spesso vengono affittati anziché essere acquistati. Non solo sono i sostenitori dell’economia circolare, che cerca di ridurre l’inquinamento ambientale valorizzando il riciclo dei materiali all’infinito. Quei ragazzi, che rappresentano l’evoluzione biologica e sociologica della specie umana, e che sono i proprietari e gestori dell’impresa di domani, presentano un particolare senso civico e morale e sono mossi da una singolare sensibilità verso «gli altri».

Nel caso di un’impresa — che etimologicamente richiama il concetto di iniziativa significativa con un fine preciso, che per tanti anni è stato appunto il profitto — questi «altri» sono i portatori di interesse nel senso più ampio del termine. Certamente i proprietari e gli azionisti che un ritorno dall’impresa è sempre bene ricordare devono necessariamente avere, altrimenti non avrebbero incentivi a mettere il capitale per il suo avviamento e la sua continuità gestionale. Ma anche i dipendenti, che non solo non possono essere sfruttati per conseguire il profitto, ma che devono agire eticamente nel rispetto delle norme e del contesto sociale ed ambientale più ampio per produrre un valore complessivo che possa essere redistribuito agli altri portatori di interesse, che si trovano invece all’esterno dei confini dell’azienda. Ad esempio, i fornitori e i partner che quotidianamente scambiano risorse con l’impresa. Ma soprattutto i clienti che ricevono i servizi dall’impresa e che nel mondo dell’iperconnessione sono diventati i veri arbitri della sostenibilità.

Il buon digitale

Quante campagne in questi anni e quanti boicottaggi di prodotti sono stati realizzati rispetto alle imprese che non rispettano l’ambiente, i diritti umani, il contesto in cui operano. Sono forse hater gli organizzatori di queste battaglie sui social? A volte può essere, ma più frequentemente gli iniziatori di queste battaglie sono mossi dal principio di sostenibilità, che è divenuto una certezza del presente e del futuro aziendale. L’impresa deve crescere e per crescere deve innovare, ma lo deve fare rispettando l’ecosistema di cui è parte.

A questo proposito la nuova rivoluzione digitale che stiamo vivendo in questi anni è portatrice di due fondamentali cambiamenti che rendono il principio di sostenibilità centrale per l’impresa di domani. In primo luogo il suo impatto industriale consente di sostituire l’uomo con la macchina nei lavori più pericolosi, manuali e routinari e permette all’uomo di dedicarsi ai nuovi lavori «data-driven» che stanno fiorendo in questi anni e che richiedono un contributo intellettuale ben più profondo e innovativo.

Informazioni

Ma, cosa anche più significativa, negli anni a venire essa consente di allineare le informazioni di gestione ed evitare l’opacità informativa che ha caratterizzato l’azienda fordista che ci troviamo oggi alle spalle. L’informazione che il digitale permette di trasferire e di analizzare costantemente è centrale per realizzare una sostenibilità a 360 gradi.

Chissà se sarà Elon Musk con la sua Tesla elettrica a superare definitivamente l’automobile e l’impresa che abbiamo ereditato da Henry Ford; ma, certamente, i semi che stiamo vedendo in molte startup e organizzazioni guidate da giovani manager e imprenditori confermano che la sostenibilità da ruolo di Cenerentola sta già oggi trasformandosi in principessa dei valori e principi dell’impresa del futuro.

di Gianmario Verona

(da L’Economia supplemento del Corriere della Sera del 8 novembre 2018)

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