Le balle dei bulli

L’uomo della strada

 

Nel periodo estivo è forse più facile, ritrovandosi con amici, lasciarsi andare a commenti e considerazioni. E poi magari ti rimane anche il tempo per riflettere.

Stavo sfogliando l’ultimo numero di CSR Oggi e la cosa ha incuriosito chi mi stava vicino. E si è cominciato a parlare di Sostenibilità. E soprattutto delle esperienze che ciascuno aveva vissuto (o pensato di vivere) nella propria esperienza.

E subito si sono delineate le due squadre: quelli timidi, coscienti dei propri limiti e con una certa ritrosia a confessare la quasi totale lontananza dai temi che trattavamo. Ma il loro spazio è stato subito invaso, ineluttabilmente, perché si è fatta avanti la seconda tipologia: quella dei bulli. Lasciatemeli chiamare così, perché l’argomento è di moda e perché credo che la parola li identifichi immediatamente.

Col fare che tutti conosciamo, hanno iniziato a raccontare di cose, che li riguardavano, altamente positive, con varie  vene di comportamenti etici e con risvolti di evidente buonismo. E poi, e qui sta il vero “vulnus” del discorso, per rendere il tutto credibile, hanno provato a sciorinare numeri, statistiche, sondaggi. Tutte cose che avrebbero dovuto avvicinare le tante parole ad una parvenza di credibilità. E poi, guai a cercare di obiettare, di contraddirli. Scattava subito l’aggressione, non dico l’insulto, ma almeno l’ironia.

E’ stato immediato il parallelo con molte cose e situazioni alle quali ci stanno abituando, soprattutto in questi ultimi tempi, personaggi che, almeno per il loro ruolo istituzionale, dovrebbero convincerci con cose credibili, con atteggiamenti da imitare non da contestare.

Ma, come si dice, le balle dei bulli hanno le gambe corte. In ogni contesto, in ogni ambiente.

I miei compagni di discussione appartenenti al gruppo di coloro che “bulleggiavano” si dimostravano non in grado di reggere a chi riusciva, e si sforzava, a ricondurre il discorso sul razionale e su un avvicinamento alla verità vera. Facendo un favore alla intelligenza di ciascuno e alla credibilità della Sostenibilità.

Non mi avventurerò a riproporvi le argomentazioni del buon senso.

Solo una considerazione: la Responsabilità Sociale la si può fare (e la si deve fare) non con parole (o con statistiche) ma con fatti. Magari piccoli, ma concreti.

di Ugo Canonici

 

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