La storia delle relazioni tra la pubblica amministrazione e il settore non profit ha subito negli anni diversi cambiamenti. Poiché l’amministrazione pubblica aveva difficoltà a fornire servizi direttamente, in base alle richieste crescenti da parte della gente, è nata la partnership con gli Enti del privato sociale. Poi, dall’Istituto della «gara d’appalto» si è passati alla più attuale formula giuridica dell’«accreditamento» delle realtà del Terzo settore.

Con lungimiranza l’organizzazione locale ha deciso di valutare con positività ogni soggetto del Terzo settore che svolgeva la sua attività in un territorio (o in più territori), in aiuto alle varie fragilità. Perché nascesse una collaborazione con la P.A. era necessario che le realtà «non profit» sussidiarie avessero certi requisiti per esercitare la loro missione. Tali requisiti sono stati predefiniti dalla P.A. e in questo modo ogni Ente del privato sociale ha avuto la possibilità di verificare la propria disponibilità ad allearsi con la Pubblica Amministrazione adempiendo alle richieste del Bando di Accredi­tamento.

Sono però emerse situazioni sempre più complesse da risolvere a fronte di urgenze sociali nuove. La co-progettazione è stata introdotta per dare soluzione, per esigenze di gestione anche economi­ca, per controllare meglio l’attività del mondo non profit. Qui l’En­te pubblico è divenuto il dominus della situazione: in questo caso l’accreditamento e le sue forme di accesso rimanevano ferme, però gli erogatori concordavano di operare secondo una direttiva progettuale dettata dall’Ente pubblico committente che stabiliva rego­le, organizzazione, grado delle diverse fragilità, qualifiche tecni­che, priorità, valore delle prestazioni, numero degli erogatori in un territorio e spesso anche la classifica di merito degli stessi ero­gatori con una valutazione da parte dell’Ente pubblico e non più del cittadino.

La co-progettazione è stata davvero una rivoluzione nella gestione dei servizi sociali, ma apre ad alcuni dubbi: ci si chiede se l’esigen­za di libera scelta e di riconoscimento di operosità abbia ancora un valore o se la strada presa introdurrà sempre maggiori direttive e orpelli per gli Enti non profit. Ad esempio l’elaborazione del Bilancio Sociale, la Certificazione di Qualità, o l’applicazione dei dettami della Legge 231, sono nuovi adempimenti richiesti ma non sono sufficienti per approfondire una conoscenza dell’Ente che opera in un territorio. La tempistica di accreditamento dei singoli servizi è quasi sempre oggetto di variazioni, così come la formulazione tecnica dei bisogni emergenti e le forme di sostegno previste.

Ora al doveroso controllo della P.A. occorre un passo in più: recuperare la sussidiarietà che induce a verificare l’impatto del servizio sui cittadini. In fondo la «Sussidiarietà» è un valore: mentre l’accreditamento è uno strumento di governo del sistema sociale che, speriamo, non spenga la luce di questo valore.

 Bruno Calchera
Presidente cooperativa Martinengo-Milano

 (da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 16 aprile 2019)
(foto: today.it)

Share This