La tecnologia digitale per migliorare la vita delle persone con disabilità

Dal 1979, Fondazione ASPHI Onlus si occupa di informatica e disabilità, con l’obiettivo di promuovere la partecipazione delle persone con disabilità in tutti i contesti di vita, attraverso l’uso della tecnologia digitale

Da quasi 40 anni Fondazione ASPHI Onlus promuove l’inclusione delle persone disabili nella Scuola, nel Lavoro e nella Società attraverso l’uso della tecnologia ICT (Information Communication Technology).

L’attività di Fondazione ASPHI Onlus nasce nel lontano 1979, con un’iniziativa per i tempi straordinaria, basata su un obiettivo quasi inconcepibile: inserire nel mondo del lavoro giovani non vedenti addestrati come programmatori di computer.

In quell’anno si svolse infatti a Bologna, su iniziativa di IBM Italia, il primo corso di informatica per non vedenti, un’iniziativa rivoluzionaria, prima in Italia e con pochi precedenti nel mondo.

«È proprio da questa prima esperienza diretta che è nata ASPHI – sottolinea Franco Bernardi, presidente della Fondazione bolognese –. Negli anni a seguire le nostre attività si sono ampliate progressivamente con ricerche sulle differenti disabilità: dopo quella visiva abbiamo affrontato quella motoria, poi quella uditiva, quella cognitivo-mentale e infine il plurihandicap. Oggi ci occupiamo anche di disturbi specifici dell’apprendimento, di autismo e di anziani».

Il miglioramento della qualità della vita
Le attività di Fondazione ASPHI Onlus si rivolgono alle persone con disabilità e alle loro famiglie, ma anche a chi con loro opera: insegnanti, educatori, operatori socio-sanitari, caregiver. Si rivolgono alle aziende dove le persone lavorano, ai manager, ai colleghi. Alle aziende che producono prodotti che dovrebbero essere accessibili per tutti. Alle strutture di residenza per anziani o a quelle di cura dove persone che hanno subito un trauma possono trovare, oltre a una riabilitazione fisica, nuove competenze e possibilità di reinserimento sociale o lavorativo.

I campi di intervento comprendono i diversi aspetti della vita: dal lavoro (formazione iniziale, inserimento in azienda e aggiornamento professionale), all’inclusione scolastica, con attività per gli alunni e i docenti; dall’autonomia personale alla riabilitazione, dalla comunicazione e informazione, fino al tempo libero.

«Molteplici sono le attività nelle quali le tecnologie ICT possono dare un contributo significativo alla inclusione delle persone disabili, prosegue Bernardi. ASPHI aiuta i disabili a utilizzare queste tecnologie per ridurre le loro difficoltà, permettendo loro di diventare parte integrante e integrata di un organismo produttivo».

Franco Bernardi, presidente di Fondazione ASPHI Onlus

Soluzioni e progetti al servizio della disabilità
Asphi studia soluzioni per tutte le disabilità: visiva, uditiva, motoria, mentale e cognitiva. Le attività principali si sviluppano per progetti di ricerca, sviluppo e realizzazione che sono ideati, promossi e condotti, sia in Italia sia in Europa, direttamente da ASPHI o in partnership con strutture specialistiche per competenza. ASPHI nel 2016 ha interessato molte persone, fornendo a 19.500 di esse almeno un servizio e a 80mila di esse almeno un’informazione.

Attualmente sono in attuazione tre grandi progetti. Il primo si intitola “Welfare aziendale: tecnologia, formazione e consulenza” e corrisponde alla sperimentazione di un modello di welfare rivolto a dipendenti con familiari a carico in situazioni di difficoltà (anziani e figli). Prevede un’attività di formazione e consulenza per utilizzatori di tecnologie a domicilio.

Il secondo comprende interventi di formazione su Disability Manager, atti a favorire l’inserimento e la valorizzazione delle persone disabili presso le PMI perché, come dice il presidente Bernardi: «Bisogna togliere il pregiudizio che vuole che le parole disabilità e lavoro siano in contraddizione tra loro».

Il terzo è “Robot TJ Bot e cognitive computing per l’innovazione della didattica inclusiva” ed è un progetto di ricerca-azione, svolto in collaborazione con la Fondazione IBM Italia, che coinvolgerà due realtà scolastiche del territorio bolognese. Il compito per gli studenti sarà quello di accogliere alcuni robottini nella classe e, lavorando in gruppo, istruirli su tematiche concordate con gli insegnanti.

di Andrea Lisi

(da CSRoggi Magazine, anno 3, n.1, Gennaio 2018, pag. 20)

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