La scomparsa dei dinosauri

Oggi vi parlo di dinosauri. E perché, direte voi, cosa c’entrano i dinosauri con la CSR? Ve lo spiego dopo.

Dunque, dicevamo i dinosauri. Io sono sempre stato convinto che i dinosauri che spadroneggiavano sulla terra un sacco di tempo fa (sembra una cosetta come più di 66 milioni di anni fa), fossero improvvisamente scomparsi perché “investiti” da un meteorite che aveva deciso di andare a sbattere sulla terra. Questo avevo letto, così mi avevano (semplificando) detto e così avevo memorizzato.

Adesso sono andato ad approfondire l’argomento (sempre per quel motivo che vi spiegherò più avanti) e ho scoperto che la cosa è ben più articolata e complessa.

Il mio supporto onnisciente (Wikipedia) mi fa sapere che la caduta di un asteroide potrebbe essere stato solo il colpo di grazia sui dinosauri già decimati dai dissesti climatici provocati da eruzioni vulcaniche.

Infatti, il dibattito scientifico in corso sulle cause dell’estinzione dei dinosauri, è sempre più orientato a immaginare una concomitanza di vari fattori ambientali.

Tre ipotesi si contendono la spiegazione. La prima, più popolare, è quella dell’asteroide che provocò una catastrofe planetaria e fece mutare il clima, al punto tale da rendere inospitale il pianeta a numerosi generi e specie vegetali e animali, e tra questi appunto i dinosauri.

C’è poi chi sostiene che il motivo alla base di tutto siano state le grandi eruzioni vulcaniche avvenute là dove oggi si estende l’India, e che furono queste a modificare radicalmente il clima.

Una terza ipotesi, infine, è quella di chi sostiene che i due eventi, accaduti in tempi geologici ravvicinati, furono concausa della grande estinzione a causa di quegli importanti mutamenti climatici, con due improvvise mutazioni di temperatura. Le eruzioni vulcaniche produssero l’aumento di circa 8 gradi e immisero nell’atmosfera enormi quantità di anidride carbonica. E a completare l’opera ci pensò il meteorite che originò un nuovo picco di temperatura di circa 1 grado.

La vita, dunque, dovette subire due mutamenti climatici intensi e ravvicinati al punto da non riuscire ad adattarsi, e in gran parte si estinse. Però da tutto questo seppe rinnovarsi e riprendere. E questa è la nota positiva in tutto questo cataclisma.

È quindi fondamentale per noi capire come gli ecosistemi rispondano alle grandi perturbazioni, sia che si tratti di cambiamenti climatici graduali, sia che si tratti di eventi catastrofici.

E ora veniamo alla Sostenibilità.

In questo periodo si sta parlando con frequenza dei rischi che la nostra casa comune, la terra, sta correndo. Gli esperti dell’ONU si sono riuniti in Corea del Sud e hanno concluso che «la tragedia è quella che conosciamo: carestie, incendi, inondazioni, povertà, danni per 54 miliardi di dollari. La novità è che per evitare questo apocalittico scenario da riscaldamento globale abbiamo mezzo grado di margine in meno: la soglia di non ritorno non è 2 gradi in più, dell’era preindustriale, quella fissata dagli accordi di Parigi, ma più vicina agli 1,5 gradi, di cui 1 già raggiunto».

Il rapporto del panel delle Nazioni unite sul riscaldamento globale ha lanciato, ancora una volta, un allarme ai governanti di tutto il mondo: con questo livello di emissioni il famoso grado e mezzo verrà superato già nel 2040, e alla fine del secolo arriveremo addirittura a tre. E per evitare questo scenario il mondo ha bisogno di una trasformazione, di velocità e portata “senza precedenti storici”.

Io, nel mio piccolo, avevo partecipato qualche tempo fa a una riunione in cui, forse presuntuosamente, si voleva traguardare il mondo a 30-40 anni a venire. Uno degli studiosi presenti aveva affermato che «nel 2050, a causa delle variazioni climatiche, si potrebbe verificare una catastrofe umana con la scomparsa di circa 4 miliardi (MILIARDI) di persone». Anzi, per la precisione aveva detto 4 miliardi e mezzo.

Una rapida occhiata alle persone presenti mi ha fatto scoprire i miei colleghi che, come me, si arrabattavano a cercare qualche forma di scongiuro. Ma, al di là di questo, ci siamo ritrovati tutti più preoccupati e pensierosi.

Chi parlava era persona seria e credibile. D’altra parte l’indifferenza dei più a cercare di contrastare questo pericolo la vivevamo tutto i giorni. Il buonsenso ci suggeriva che una soluzione sarebbe stata utile almeno cercarla.

E allora la domanda è stata corale: «Ma perché non si vuole far niente?».

E la meditazione è andata avanti per lungo tempo. E va avanti ancora nella testa di ciascuno di noi.

E voi? Meditate gente. Meditate. Ma poi, magari, fate anche qualche cosa.

Almeno andate a rinfrescarvi le idee su cosa è successo ai dinosauri. Va bene che la Terra si è ripresa. Ma loro? Ma loro?

 

di Ugo Canonici

(foto: focus.it)

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