La retorica dell’innovazione

Il punto del Direttore

 

 

 

Se si leggono i giornali e si guarda la TV non si capisce la via che è stata intrapresa dalla politica economica tesa alla Innovazione sociale e produttiva.
Tutti in ordine sparso!
Ciascuno opera e cammina con il suo progetto.
E’ un fatto di libertà .
Ma non basta.
Si è più liberi se ci si relaziona!
Ma guardando ciò che accade resta sconosciuta l’azione della l’Amministrazione pubblica.
Ad esempio le infrastrutture sono ferme.
Di Maio oggi ha parlato di economia sostenibile e non di trivelle.
– la contrapposizione pare un buco intellettuale.
Roma vive tra i rifiuti con altre città in attesa della economia circolare.

Una miopia grandissima: alcuni personalmente si muovono e non trovano un supporto vero negli investimenti pubblici.
Come nasce l’economia circolare a Roma?
A chi tocca avviarla? Sarà un solitario avventuriero che paga di tasca sua?
Come può essere tutelato l’ambiente?
Il mare italiano, lasciato senza interventi di sanificazione con spiagge piene di rifiuti e torrenti che riversano le fogne pubbliche e industriali, attende l’interesse di enti pubblici e privati per rigenerarsi.
La montagna? Un silenzio. Strade interrotte, frane, paesi isolati. Tutto fermo!
Infine la vita aziendale rigenerata da un umanesimo attivo, da un welfare aggiornato: ma che incentivi riceveranno le aziende?
Si può fare della retorica anche dei progetti.

C’è un mare di tentativi e di successi nel campo della Sostenibilità occorre allargare il “giro” e abbassare la retorica delle parole.
Guardare ciò che accade e programmare, incentivare, aiutare.
E’ un tipo di sussidiarietà piena di cultura.

 

Bruno Calchera

 

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