MICHEL WADE, Professore di Innovazione e Strategia alla IMD Business School

«Ho trascorso il 100% del mio tempo degli ultimi anni a osservare le tendenze della trasformazione digitale e ho visto che c’è un’altra mega tendenza globale in corso, in questo momento. Si parla di digitalizzazione ma anche di sostenibilità ed etica, le grandi tendenze degli ultimi anni sono due. Cui possiamo aggiungerne una terza: il business.

Quali sono le opportunità, ma anche e soprattutto i rischi che possono sorgere quando si associano queste due, se non tre, grandi tendenze mondiali? Faccio un esempio: immaginiamo la vita di una bottiglia di plastica. Dove comincia questa vita? Sicuramente sotto terra, come petrolio. Qualcuno lo estrae, qualcuno lo raffina, qualcuno lo elabora, qualcun altro lo trasforma in granulati termoplastici, che servono per creare la bottiglia. La bottiglia viene riempita con acqua o altri liquidi, viene impacchettata, messa in container, portata nel punto di vendita. Viene venduta e consumata. Dopo di che viene scartata, raccolta e riciclata. Se non è riciclata, speriamo di no, finisce in una discarica.

La stessa cosa succede nel digitale. Anche qui c’è un ciclo di vita dei dati. Non arrivano da sotto terra, ma vengono catturati in genere da un dispositivo: una videocamera, una macchina fotografica, un sito web, un lettore POS… Tutti finiscono in un database e vengono venduti e rivenduti, rimbalzano in diversi angoli del mondo, ancora una volta venduti, rivenduti e ri-rivenduti. A un certo punto però questi dati vengono scartati, cioè si arriva al loro fine vita, oppure vengono come dire “riciclati”, diventano nuovi prodotti, nuovi flussi di dati.

Questo per dire che il ciclo di vita di un prodotto fisico è esattamente uguale a quello di un flusso di dati e anch’esso fa emergere tematiche e problematiche di natura etica e sostenibile. Questi dati sono stati catturati legalmente?

Se il dato non è preciso, qualcuno si preoccupa di correggerlo? C’è un permesso di redistribuzione? Quando mi si dice che il dato è stato cancellato, è proprio così? Quello che è fondamentale oggi, per un’organizzazione, è avere un punto di vista a 360°, olistico, della gestione dei dati. È quella che chiamiamo Corporate Digital Responsibility (CDR), che prevede quattro tipi di responsabilità: sociale, economica, ambientale e tecnica. La CDR è una parte della CSR e consiste in un set di pratiche, prassi e comportamenti che aiutano l’organizzazione a utilizzare dati e tecnologie digitali in conformità con l’economia, l’ambiente, la società.

Significa essere attenti ad aspetti come la protezione della privacy di dipendenti e clienti, la responsabilità economica dei dati, la confidenzialità nel comperarli e venderli e quella nel copiare asset basati su dati, la loro condivisione, la sostituzione della manodopera con dei dati, la responsabilità lessico-tecnologica, l’intelligenza artificiale, la cyber sicurezza, il rispetto dell’ambiente, il riciclaggio responsabile anche della tecnologia e il suo smaltimento, l’utilizzo delle risorse naturali…

C’è un grande vantaggio, per le nostre organizzazioni aziendali, dell’essere oggi proattive dal punto di vista della CDR perché i consumatori sono sempre più attenti a queste tematiche e un giorno dovremo cominciare a dover rendere loro conto dei nostri comportamenti più o meno etici, anche dal punto di vista della gestione della trasformazione digitale».

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.4, Luglio 2020, pag. 19)

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