Quale attesa dopo le elezioni politiche?

La misura della vittoria o della sconfitta di tutti i player che hanno giocato la loro partita in questo mese di febbraio è la risposta ad una attesa. Le promesse erano tante ma erano tantissimi i bisogni.

A questo punto non tocca a noi fare una analisi del poi o delle difficoltà che la classe politica oggi deve affrontare. Non tocca nemmeno a noi dare delle ricette. Non abbiamo soluzioni.

Possiamo solo segnalare alcune attese certe.

E l’Attesa è sempre molto attaccata al Bisogno, direi che è la parola che segue al Bisogno. Molto vicina a quella più grande che è Speranza.

Mi hanno insegnato che la speranza è un fatto concreto, una misura che non può essere lasciata evanescente, come se fosse un milanese “sperem”. Come davanti ad una malattia o ad una tragedia che non ha dati di soluzione. La speranza ha bisogno di dati certi per non svanire nell’immaginario.

La speranza è vivace se vi sono elementi di concretezza che la inducono. Così le promesse spesso non hanno alcuna relazione con la speranza.

Nel mondo delle idee si può far conciliare desiderio e speranza, perché la realtà ne è fuori.

Ma nel reale la speranza di qualche cosa deve avere una sorta di caparra. Un piccolo anticipo, per cui in modo ragionevole si può sperare ed attendere.

Nella politica le idee la fanno da padroni, anche se spesso si scontrano con la realtà: c’è sempre qualche cosa che manca: si fanno calcoli ma manca sempre un fattore di certezza. La politica è fatta così.

DI COSA ABBIAMO BISOGNO?

 

DI LIBERTA’!

Vogliamo essere liberi.

Come potremo essere liberi se la persona, la famiglia, non avrà spazio per affermare i propri desideri, la propria concezione di vita insieme ad altri che vivono altre concezioni della libertà. Quanta attesa di libertà per vivere una grande libertà di educazione a scuola, una attesa di libertà per la famiglia e della famiglia, nel rispetto di ogni identità.

Siamo davanti ad una classe politica capace di garantire questa esigenza?

DI IMPEGNO!

Ci interessa guardare a tutta realtà e viverla pienamente: lavorando, impegnandoci a costruire una

civiltà migliore per noi e i nostri figli.

Non ce la caviamo da soli. E la Buona Politica è fatta per aprire la porta delle possibilità, delle innovazioni per migliorare l’esistenza, il lavoro, la stessa vita di tutti.

Lo Stato è uno strumento per offrire spazi e possibilità. Oggi pare il grande impedimento. Più spazi, più vitalità e uno Stato che riconosce, aiuta, favorisce.

DI UNA CULTURA NUOVA!

Siamo fatti per incontrarci, per la stima per le persone, per l’amore al diverso. Quando nasce un bimbo, un miracolo di novità, ci piace vederlo crescere bene, sano, capace di libertà e di impegno.

Lo vediamo diverso eppure questa diversità ci appassiona. Che dolore quando lo vediamo rinchiudersi o abbandonare lo sguardo su tutto e abbandonarsi a cose sempre più piccole.

DI MAESTRI!

E’ così bello trovare, incontrare persone che ci mostrano il volto buono delle cose, della vita. Non ha età il desiderio di seguire qualcuno veramente saggio. Qualcuno che ha a cuore il destino di tutti e che mostra i passi di questa strada. Senza buoni maestri è difficile costruire. Le Buone Prassi, le cose che chiamiamo sostenibili, nascono dalla visione e dalla lungimiranza di alcuni che segnano la strada. Profeti del nostro tempo. Ecco sono proprie quei Santi citati da Papa Francesco.

 

Purtroppo questa campagna elettorale che si chiude con tante incognite, con incertezze, con i buchi delle promesse che non si realizzano, mostra alla fine che sono le persone a dover agire e costruire.

Che se ne fa il popolo di scontri, delegittimazioni, attacchi, meschinità, violenza, menzogne palesi o mascherate, di brutalità nell’affermarsi, di gente che sgomita per avere un posto sociale più alto, di urla e di schiamazzi, di odio palese, di ideologie morte, o rivitalizzate per giustificarsi?

E’ davvero inutile immaginare una economia sostenibile se coloro che abitano questo mondo mancheranno di passione alla verità, alla libertà e al bene di ogni persona.

L’unico grande valore comune è la persona che vive.

Se vive in Liberta, se può allora Impegnarsi, genererà una Cultura Nuova, cioè lascerà traccia di sé come eredità di civiltà e in questo processo si affermeranno Maestri di vita: persone che useranno della politica come strumento per fare il bene.

La Buona Politica nasce dalle persone.

Diceva don Giussani: “Questo è il tempo della Persona!”

Bruno Calchera

Direttore Responsabile di CSRoggi

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