Quale attesa dopo le elezioni politiche, quale attesa per la Sostenibilità

Alcuni lettori in modo opportuno hanno osservato che nel precedente editoriale c’era molta critica politica ma “non eravamo in tema con la testata informativa”.  Un dato che impone una spiegazione, Occorre un più specifico radicamento nella realtà della nostra comunicazione. Sono molto grato a queste osservazioni perché permettono uno sviluppo.

Una premessa:

  1. E’ evidente che dalla politica discendono comportamenti, decisioni, attività economiche e produttive che il paese deve prendere. Dalla politica non dipende la cultura della sostenibilità, ma il suo cammino è più facile – o difficile – in presenza di direttive che favoriscono un sistema piuttosto di un altro.
  2. Nella nota precedente le parole Attesa – Bisogno – Speranza erano concatenate e indicavano (indicano) la posizione delle persone davanti alle innovazioni. Le parole Liberta – Impegno – Cultura – Maestri sono lì a mostrare una strada perché la sostenibilità abbia una solida possibilità di affermarsi. La libertà come condizione dell’agire, l’impegno come misura della efficacia dell’azione, la cultura è il terreno su cui si costruisce tutto, e soprattutto la sostenibilità in ogni avventura innovativa e di cambiamento ed infine i maestri sono coloro che hanno a cuore l’educazione ed il bene e che possono aiutare a fare una strada buona.
  3. La sostenibilità economica è la misura della Buona Politica, come della Buona Economia come della Buona Attività Sociale. Non si può pensare ad esempio allo sviluppo della Economia Circolare senza che i fattori che stanno a monte del cambiamento non collaborino tra loro. Non ci sono solo gli investimenti economici che ‘la fanno da padroni’ nel generare fattori di cambiamento produttivo, così vediamo che un ambiente eco-sostenibile non è una produzione della immaginazione o di qualche idea di marketing ovvero di rimedi a disastri provocati dalla incuria dolosa di alcuni. Qui non si tratta di rimediare, nemmeno di eliminare qualcosa perché comunque il resto è tutto buono. Occorre vi sia qualcuno che sa come ricostruire dopo una distruzione, qualcuno che sia in grado di progettare per rimediare ai danni. Ma occorre che la politica favorisca l’opera di costui. Occorre un soggetto disposto ad impegnarsi per porre una cultura diversa del territorio, un metodo di rispetto dell’ambiente correlato all’habitat e alle esigenze del territorio.
  4. Quello che vediamo allo orizzonte non è un bello spettacolo. E’ fin troppo facile pensare che dalla politica attualmente non giungeranno buone notizie per l’innovazione ed il cambiamento. Il clima di stagnazione di insensibilità alle responsabilità verso i cittadini è tale che solo enunciare le parole CSR (Corporate Social Responsibility) è un dire al vento, alla immaginazione, alla fantasia.

Questa è la questione più importante. Dire sostenibilità è sempre richiamare alla responsabilità.

Oggi però è la parola – pur richiamata da Mattarella – più lontana dalla politica attuale. Essa implicherebbe anche la possibilità di modificazione dei propri progetti, delle proprie prospettive ideali per verificare ALTRE possibilità. Ci vorrebbe una CREATIVITA’ per collegare, per unire. Ma l’attuale classe politica pare ingessata alla ideologie di convenienza. Un fatto che ha sempre portato danni nei paesi in cui si è vissuto così. Lo spirito dei padri dell’Europa non ha lasciato traccia. L’unità del dopoguerra e la Costituzione se ne sono andate. Restano i brandelli di una guerra civile tra la gente che non è esplosa in gesti violenti ma solo nelle parole, nei silenzi, nell’incuria, nella paura. I social sono una testimonianza evidentissima!

Bruno Calchera

Direttore Responsabile di CSRoggi

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