Il punto del Direttore

Questa settimana la Comunicazione della Sostenibilità ha potuto contare su di uno strumento in più: l’allegato al Corriere della Sera dedicato alla Sostenibilità.
Quarantadue pagine. Un panorama di informazioni ricco ed esperienze nei diversi settori economici.
Per noi di CSROGGI, che fin dalle origini abbiamo deciso di essere promotori e divulgatori della Sostenibilità, questo passo dello Speciale Economia del Corriere rappresenta un segnale forte:  indica l’allargarsi di un cammino sempre più profondo verso  il futuro e la ripartenza.

Solo sei anni fa il panorama informativo sulla Sostenibilità era lunare. Ed i protagonisti, che da anni operavano, attivi ma senza una grande coinvolgimento di tutte le persone.
Lo speciale del Corriere è una proposta per tutti di contenuti a volte ancora acerbi.
Già nel nostro ultimo convegno in Università Cattolica avevamo posto questo tema, che era stato ampiamente condiviso, con il titolo  “Sostenibilità il futuro passa da qui”.
Lo sviluppo richiede un cambiamento di mentalità: non si può più immaginare un processo economico senza  che l’innovazione ed il futuro non siano centrali nella progettazione.

Sostenibilità è il verde, un clima meno ribelle, i prodotti della terra salubri, la mobilità adeguata al tempo che viviamo con soluzioni non pasticciate: non sarà certamente il monopattino elettrico la grande novità che muterà la mobilità sostenibile della popolazione che ha la necessità di trasporti pubblici in ottimo stato. Così anche la finanza potrà trovare in aziende sostenibili punti di riferimento, perché la loro tenuta sul mercato azionario sarà meno aleatoria e più orientata alla programmazione sostenibile.

Centrale sarà l’economia circolare con prodotti sempre più riutilizzabili.
La stessa sanità, oggi in trincea, troverà più consapevolezza dei suoi limiti oggettivi e la necessità di dotarsi di strumenti tecnologicamente adeguati ai tempi, alle emergenze, alla formazione continua e ad una classe medica meno contingentata, con più competenza.
La ricerca non sarà un’isola per pochi, ma un importante arcipelago della competenza.
Ciò vale per l’energia, per la formazione scolastica, per le trasformazioni meccaniche, per ogni settore economico.
Veramente la Sostenibilità come la Sussidiarietà è un valore che giunge prima di ogni decisione: è il cuore di ogni progetto e la finalità, misurata, dimostrerà che il valore del percorso.

Ci si domanda, come può accadere questa trasformazione?

Riprendo una frase posta sullo Speciale da Elena Comelli a pag. 37 “Frans- Anton Vermast (ambasciatore internazionale di Amsterdam Smart City) “La partnership  Pubblico- privata guida la transizione”.
Nell’occhiello centrale cito, con riferimento alla città di Amsterdam (che non mi pare essere una capitale mondiale delle più “facili” da governare per la mobilità)  si legge:
“ Qui ogni abitante ha una bicicletta, i contatori elettrici sono intelligenti e le piattaforme di car pooling abbinano passeggeri e guidatori. La città sarà la prima a dire addio alle vetture inquinanti, mentre si installano colonnine davanti ai portoni e pannelli sui tetti. Al timone una partnership pubblico privato che sintetizza le richieste e le istanze di tutte le componenti della società”.
Non mi dilungo a citare il nome delle aziende che compartecipano a questa trasformazione cittadina. E’ evidente che sono leader della Tecnologia Digitale.

Mi chiedo: chi non è d’accordo in Italia ad una partnership virtuosa tra pubblico e privato?
C’è ancora qualcuno che crede nello Stato Guida?  Penso di sì.
Ci sono ancora persone che pensano che sia possibile una economia privata senza la partecipazione dello Stato? Anche in questo caso direi di sì.
Liberali e comunisti oggi hanno un grande compito: accordarsi, pianificare insieme, e rendere partecipi i cittadini dei contenuti della collaborazione.

Ad Amsterdam la cosa funziona bene. E penso funzioni bene in tante parti del mondo.
Questo tempo di pandemia vede solo pochi che hanno a cuore questo livello di congiunzione.
Si preferisce l’iper contestazione di parte.
Quante volte si grida all’ospedale privato contro l’ospedale pubblico?
Perché la scuola libera non è equiparata almeno per molte funzioni a quella statale?
Perché lo Stato vuole entrare nel patrimonio delle aziende private? Per salvarle o per dominarle?

La decisione di fare il bene per tutti, ha segnato il cammino della nostra storia dopo la guerra. Perché non ripensarci?. Perché non ipotizzare cambiamenti  radicali – le aziende oggi sono le avanguardie – che potrebbero far pensare ad un New Deal della Economia italiana?
Pare che gli imprenditori ci siano e che siano anche molti; è la classe politica che pare boccheggiare, tutta ripiegata sul terreno: in difensiva – per chi governa – e all’attacco – per chi si oppone.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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