L’ex sindaco di Vimodrone, Antonio Brescianini, nel 2017 aveva deciso di non ricandidarsi «per tornare a occuparmi di sociale» nel suo comune. Peccato che, stando a una novità introdotta dalla legge cosiddetta «spazzacorrotti», la presenza di Brescianini foss’anche nella bocciofila della sua cittadina, da oggi equipara questo ente (sì, anche la bocciofila) a un partito, con tutti gli obblighi, le spese burocratiche, le complicazioni che ne conseguono.

Possibile? Possibilissimo e quello di Brescianini è solo il caso di una norma che riguarderà ex consiglieri comunali, ex assessori, ex ministri, anche quelli che si sono prestati a fare politica solo per un brevissimo periodo delle loro vite e che poi, per spirito di servizio, si impegnano nel volontariato, nelle fondazioni, negli enti filantropici. La legge 3/2019 (la «spazzacorrotti», appunto) ha modificato un comma dell’articolo 5 della legge 149/2013 in materia di trasparenza dei partiti: «Sono equiparate ai partiti e movimenti politici … le fondazioni, le associazioni, i comitati i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte da persone che siano o siano state, nei dieci anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali, ovvero che abbiamo ricoperto nei dieci anni precedenti incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale…».

Gli effetti del decreto così rivisto potrebbero essere devastanti: tutte queste realtà verrebbero chiamate ad esempio a far esaminare i bilanci a (costose) società di rendicontazione; dovrebbero comunicare tutti i propri dati al presidente della Camera che li registrerebbe sul sito internet del Parlamento italiano (sì, anche quelli della bocciofila); in caso di inadempienze incapperebbero in multe esorbitanti. Tutti obblighi, per capirci, che invece non sono chiesti alle aziende private, alle srl e così via.

Al Forum del Terzo settore stanno affrontando il problema, come spiega la portavoce Claudia Fiaschi, «per capire se possa esserci una diversa interpretazione che salvi tutte le nostre realtà da questi obblighi insensati». Che poi il problema è il principio che sta al fondo: «Fanno passare – riassume Fiaschi – la politica come fonte naturale di corruzione, come elemento che inquina e non rafforza le organizzazioni del Terzo settore». Il comma è oggetto in queste ore di esame di molti esperti, anche per capire se, come e da quando ne scatterebbe l’applicazione.

Il professor Luca Gori, costituzionalista e docente di Diritto del Terzo settore alla Scuola Sant’Anna di Pisa, si sbilancia: «A mio parere, siamo di fronte a una previsione normativa a rischio di incostituzionalità perché estende irragionevolmente obblighi specifici dei partiti politici a soggetti privati che hanno tutt’altro fine ed ambito di attività, semplicemente, partendo dal sospetto che un ex amministratore o un ex politico usi l’associazione di cui faccia parte per fini non trasparenti». Non finisce qui (speriamo).

di Elisabetta Soglio

Leggilo da corriere.it/buone-notizie

(da corriere.it/buone-notizie del 15 marzo 2019)

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