Il punto del Direttore

 

 

 

Gli obiettivi della Agenda 2030 devono fare i conti con la realtà. Così come ogni previsione di sviluppo nazionale e le molte programmazioni aziendali.
Non è più possibile parlare del bene del pianeta, quando qualcuno intende distruggere ciò che sul pianeta c’è; nemmeno è possibile resistere alle minacce di guerra attraverso sanzioni economiche che sembrano fatte apposta per rendere più povera la gente di ogni parte del mondo.

La guerra è una variabile che non è prevedibile.
E’ solo un pazzo chi ritiene di poter risolvere problemi reali di ogni tipo attraverso la morte di persone. Eppure qualcuno c’è! La spirale di violenza che si sta annunciando, che fa restare tutti senza fiato, impoverirà il mondo.
La società non può crescere se da alcune parti del mondo si sviluppa una accesa contesa con motivazioni pretestuose e pensate da una mente malata.
Anche le ritorsioni sono guerra: impiego di risorse per cancellare e piegare la follia con altre forme di violenza che ogni popolazione sulla terra dovrà soffrire.
Oggi già si leggono i primi bollettini di guerra e i danni che la popolazione deve sopportare.

L’ambito culturale in cui si sviluppa la sostenibilità ha la necessità di pacificazione.
Lo prova il fatto che il tessuto relazionale è indispensabile per raggiungere qualunque obiettivo ESG. Anzi, il positivo che si desidera raggiungere attraverso programmi di sviluppo implicano coesione e pertanto disponibilità all’innovazione.
La tecnologia ad esempio è indispensabile.
Vediamo già applicata una guerra tecnologica tra la Russia e molte parti del mondo e altrettante ritorsioni – che i media occidentali non menzionano completamente – degli Stati Uniti con i paesi cosiddetti “canaglia.”

La crescita economica presuppone la pace.
E’ pur vero che l’energia nucleare venne sperimentata per la prima volta per un assassinio di massa nel 1945. Ci si accorse poi del suo impiego pacifico e indispensabile negli anni successivi.
Ma ritornando al conflitto in essere, vediamo già grandi cambiamenti di assetto in quest’anno di possibile consolidamento economico dopo la pandemia.
L’inaffidabilità delle relazioni tra stati dittatoriali e le democrazie sono l’origine dell’attuale stretta economica con un salto dei prezzi solo inimmaginabile 6 mesi fa.

  • Si può iniziare ad immaginare che la corsa alla sostenibilità economica, agli ESG della Agenda ONU, è stata fermata o almeno rallentata?
  • Si può ipotizzare che le risorse economiche poste in essere dal nostro governo in questi giorni non saranno sufficienti per sostenere in modo adeguato ogni settore dell’economia?
  • Si può anche immaginare che il trend attuale in un clima di pre-guerra non potrà che far peggiorare l’attuale situazione?
  • Il destino della Trasformazione in chiave PNNR avrà ripercussioni che taglieranno l’orizzonte della fattibilità?

Non possiamo immaginare il futuro.
Siamo in grado però di vedere cosa accade quando scoppia una guerra.
La storia ne ha raccontate tante: ogni volta ha arricchito le storie con l’ingresso di tecnologie che hanno ferito sempre più l’umanità.
Vediamo oggi la presenza di altre guerre, di ribellioni, di conflitti locali in diverse parti del mondo. Sono conflitti locali che hanno impedito lo sviluppo in tante parti del mondo. Guerre aperte da decenni.

L’Ucraina ha un peso in più: investe tutti. Il nostro paese in particolare.
Avviene in Europa a due ore di volo dal Parlamento Europeo e da Roma.
Senza alcuna influenza utile dal Grande Consesso Internazionale (ONU) e senza una vera volontà politica di tutti di cambiare rotta. (Russia e USA).

Perché stupirsi se molti obiettivi di consolidamento del processo di cambiamento sociale si fermeranno, o dovrnno fare i conti con i costi di questa situazione?
Come mantenere il PNRR?
Un po’ di realismo ora è necessario per non progettare cose che risulteranno solo fantasie.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 


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