In un mercato ormai saturo di messaggi pubblicitari che cercano di convincerci a sostenere le più diverse cause sociali è forse arrivato il momento di cambiare registro. Invece di chiedersi come posso convincere i donatori a sostenere la mia causa, gli Enti del Terzo settore dovrebbero chiedersi come posso aiutarli a vivere pienamente tutte le potenzialità del dono?

Attraverso il dono si può contribuire a generare quei beni sociali che il nostro sistema economico produce con fatica, ma di cui tutti sentiamo chiaramente il bisogno; è possibile costruire relazioni autentiche e rompere quell’isolamento che è la vera causa dell’insicurezza che ormai domina Incontrastata nella nostra società; si può riscoprire il piacere di essere cittadini contribuendo concretamente alla definizione e realizzazione del bene comune; ci si può offrire quelle gratificazioni che solo il dono è in grado di regalarci permettendoci di vivere quelle emozioni autentiche, senza le quali la nostra esistenza si riduce a ben misera cosa e, soprattutto, affermare la nostra umanità. Il dono è infatti ciò che rende umano l’umano: in quanto atto libero per antonomasia, esso ci consente di manifestare i nostri valori e ideali più veri e più puri.

Questo cambio di prospettiva si sta rivelando particolarmente fecondo, anche in termini di raccolta fondi. Esso permette di mobilitare l’intera struttura nella valorizzazione del proprio patrimonio relazionale; migliora sensibilmente le capacità di comunicazione aiutando gli enti a liberarsi da quel linguaggio autoreferenziale che spesso li caratterizza, li protegge dal rischio di relazionarsi in termini strumentali coi propri donatori; consente loro di affermare una propria Identità che vada ben al di là della pur importante erogazione di servizi. In questo percorso gli Enti del Terzo settore possono trovare negli intermediari filantropici il loro partner naturale e soddisfare cosi quelle specifiche esigenze dei loro donatori che non potrebbero gestire altrimenti.

Questi intermediari fanno della promozione del dono l’elemento centrale e qualificante della propria missione. Concretamente mettono la loro struttura a disposizione dei singoli donatori affinché questi ultimi possano utilizzarla per perseguire i loro obiettivi, permettendo loro di godere dei benefici di una propria personale fondazione senza necessariamente costituirsela. L’intermediazione filantropica si sta rapidamente diffondendo ovunque, ma il nostro Paese può fregiarsi del merito di avere generato un modello che è unico a livello mondiale.

La Fondazione Italia per il Dono (Fido) non si limita ad assistere I donatori ma si mette a disposizione di tutti coloro che, siano essi professionisti o istituti bancari e assicurativi, vogliono offrire servizi filantropici al propri clienti e può essere utilizzata quale incubatore di nuovi intermediari Filantropici che possono cosi essere immediatamente operativi godendo di tutta l’esperienza che la Fondazione ha maturato in questi anni.

di Bernardino Casadei
Fondazione Italia per il Dono

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 30 aprile 2019)

Share This