Il punto del Direttore

 

 

 

In questo periodo di pandemia siamo pieni di consigli. Consigli che si tramutano sempre in un DOVER FARE QUALCOSA. C’è sempre qualcuno che chi dice cosa devi fare per essere a posto. Lo si fa anche in buona fede: “vuoi raggiungere un obiettivo devi fare così!” o anche “vogliamo contribuire ad una vita migliore della società? Dobbiamo fare queste cose.” Ed anche “Te lo dico io cosa devi fare…”
In un periodo balordo come questo i doveri si sprecano. Devi. Deve. Dobbiamo. E se non viene fatto scatta la reprimenda, o il noto “Io lo avevo detto” o peggio “Ecco il disastro che si è creato”.
Questo è il normale moralismo di strada che nasce non dalle leggi o dalle regole sociali, ma dalla loro interpretazione e dalla facile estensione dei doveri morali. Sono i maestri del vivere…degli altri.

Ci si dimentica che la Legge regola comportamenti generali, e, tranne che nella dittatura, non tocca la libertà individuale e sociale. Infine i consigli individuali, gli appelli servono se sono realisti, cioè se attivano una libertà individuale e non la comprimono in un comportamento irragionevole.
Infine il moralista vive di analisi. Le sue sono perfette. Da esse trae le sue direttive, le risposte. Insieme all’analisi occorre infatti una consapevolezza della cura possibile. Suggestioni e astrazioni sono solo immaginarie. La saggezza nasce da una ragione educata dalla esperienza e condita da uno attitudine all’implicarsi in ciò che si propone.

Queste righe servono per introdurre la chiave di volta che apre la mente di ciascuno alla creatività, alla innovazione, al cambiamento, alla ricerca di ciò che è meglio: la creatività e lo sguardo.
Infatti i guai nascono quando le libertà deperiscono e si affollano in un pensiero collettivo che in modi diversi dice una cosa o il suo contrario.
Lo stupore si avverte attraverso lo sguardo. Un occhio che vede al di là! Spesso ci si sorprende perché l’oggetto che abbiamo sempre visto in un modo lo vediamo totalmente diverso e la cosa non solo ci piace, ma giungiamo a pensare alla sua natura nuova frutto di genialità.
Ed è proprio il combinato genialità e sguardo che producono un primo salto di livello in chi guarda.
Le nuove idee, i progetti, nati dallo sguardo non sono mai spunto di moralismo, ma sempre diventano inclusivi e partecipativi. Sono un invito ad osare liberamente ed un incoraggiamento al proprio io in azione.

La Sostenibilità e le iniziative ad essa connesse non è cosa per moralisti, ma impegno e decisione libera di uomini liberi.
Gli imprenditori che lasciano un segno di innovazione sono sempre stati genialmente liberi e attenti decisori. Spesso in modo assolutamente innovativo. Controcorrente.
Ed essi stessi hanno cercato e voluto la compagnia di altre persone, anche in settori di attività diverse, che manifestavano una analoga capacità realizzativa.
Bisogna ripeterlo: qui non si tratta di evadere dalle regole, o disobbedire alle leggi, anzi il cuore del cambiamento vive dentro la via delle regole, solo che ad esse viene data un anima umana affasciante.

I fatti che stupiscono ci toccano ogni giorno: occorre l’attenzione per coglierli perché essi generano uno stupore, un invito a rinnovare lo sguardo.
Le notizie sono una occasione per questo lavoro:

  • Come non ricordare Veronica Franco, la sua presenza lieta e tenace, il suo modo meraviglioso di cantare – molti l’hanno vista e sentita a “Tu si che Vales” – che si è spenta per la leucemia che la aveva segnata. Cantava in modo eccezionale. Con Forza. Decisamente lieta! Siamo stati coinvolti dalla sua personalità, dai suoi desideri, dal suo coraggio, dal suo io in azione.
  • Il sociologo e professore di Storia, lo spagnolo Mikel Azurmendi autore del libro “Abbraccio” e convertitosi al cattolicesimo dice in una intervista “In Dio non avrei creduto. Perché Dio è una idea. La filosofia prima, la religione e la teologia poi, sono cadute nella trappola di ridurre Dio a una idea. Ora non parliamo di Dio. Stiamo parlando di un uomo Gesù realmente vivo oggi”. La testimonianza di una grande personalità del nostro secolo che si converte.
  • Claudio Marenzi di Herno, un imprenditore, parlando della situazione odierna. “ E’ un momento complesso. Non può essere affrontato se non con velocità di adattamento. Cambiamenti repentini.” Il momento della Cina è oggi “ho anticipato di due anni i piani del prossimo biennio”. L’analisi sconsiglierebbe, il coraggio nato dalla esperienza suggerisce una diversa decisone.
  • Mikael Kors elogiando il verde: ”solo così ci salveremo!”. “Abbiamo iniziato ad apprezzare un fiore che sboccia, un bel tramonto, una passeggiata lungo il fiume. Ci hanno portato speranza.”(…) ho enfatizzato la semplicità (…) la bellezza risiede nella utilità, una massima quacchera che ben riassume l’approccio che ho utilizzato”. Il verde e il bello penetrano l’animo ed entrano nella vita quotidiana di un imprenditore.
  • Carpisa abbina la moda alla mobilità sostenibile: un buono per acquistare monopattini per i propri clienti. Due realtà diverse che si combinano guardando la realtà.
  • Ada e Giuseppe Lignano, architetti: “la nostra idea è rendere l’ordinario straordinario, trasformare oggetti banali e inutilizzati in qualche cosa di diverso”. Hanno realizzato a Brooklyn una residenza unifamiliare su più livelli ricavata impilando i container.
    Ora progettano ancora utilizzando i container per altre destinazioni abitative.

Sono esempi di innovazione che chiamerei “impensabile”. Fatti che nascono dallo sguardo.
Si vede la vita in modo diverso e nasce la decisione. Cambiamento.
Una umanità che sa guardare, decidere, e cambiare.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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