La Corporate America manda in soffitta i Chicago Boys

I grandi gruppi Usa voltano pagina? Sembrerebbe di sì. La priorità delle società e dei suoi amministratori delegati non sono o dovranno essere solo più gli azionisti e il valore delle azioni delle società da loro dirette: le aziende nelle loro decisioni devono considerare anche il benessere dei loro dipendenti, e non solo il perseguire il massimo dei profitti come avrebbe detto Gordon Gekko nel film cult “Wall Street” secondo cui “l’avidità è una cosa buona”. O arricchitevi e qualche goccia della ricchezza scenderà anche alla base della piramide sociale. Contrordine. Il Business Roundtable, il gruppo che riunisce 200 aziende americane fra le quali Amazon e JPMorgan e Ge, manda in pensione il mantra degli azionisti che ha guidato il capitalismo americano e mondiale per decenni.

Le ragioni per un Better Capitalism sono molte e diverse e sono state raccolte negli ultimi 18 mesi da Business Insider Italia in una pagina dedicata a questo argomento (vedi https://it.businessinsider.com/brand/better-capitalism/)

Gli azionisti, è il nuovo motto, vanno considerati alla pari dei lavoratori, dei clienti, dei fornitori e delle comunità in cui si opera (gli stakeholder). Le aziende devono “proteggere l’ambiente” e trattare i dipendenti con “dignità e rispetto” nel perseguire profitti di lungo termine agli azionisti, afferma il Business Roundtable in un documento, accantonando quel capitalismo sponsorizzato e sostenuto dall’economista Milton Friedman e che ha guidato Corporate America per decenni.

Il significato di questa svolta

Il significato di questa svolta epocale è che la “Corporate America” mette in soffitta (o almeno ci prova) Milton Friedman, l’economista liberista e monetarista nonché premio Nobel nel 1977 e i suoi seguaci chiamati per decenni successivi i “Chicago Boys” per via dell’Università americana dove questa teoria si è diffusa e radicata prima di diffondersi nel resto del mondo.

Un’influenza enorme che ha messo all’angolo per decenni l’altro grande economista, Maynard Keynes e le sue teorie interventiste dello stato in economia o se preferite la definizione europea di “economia sociale di mercato”. Le teorie liberiste di Milton Friedman, autore del best seller “Liberi di scegliere”, furono applicate per la prima volta in maniera totale soprattutto nel Cile di Pinochet che per primo provò le nuove teorie economiche del neoliberismo dei Chigago Boys che privatizzarono gran parte delle società pubbliche fino ad arrivare anche alla previdenza sociale mandando dopo pochi decenni in bancarotta il sistema pensionistico che dovette essere salvato dall’intervento pubblico.

Il nuovo documento

Perché 181 tra le principali aziende di Wall Street e colossi finanziari – da Jp Morgan ad Amazon, da BlackRock a General Motors – hanno reso pubblico un documento in cui sostengono che per creare valore di lungo periodo, le azioni non devono solo portare dividendi ai propri azionisti ma tener conto di quello che in Europa chiamiamo “economia sociale di mercato”. Le duecento imprese firmatarie fanno parte di “The Business Roundtable”, un’associazione imprenditoriale che raccoglie le maggiori imprese e grandi multinazionali del Paese, il cuore del capitalismo a stelle e strisce. Per decenni le aziende hanno spostato fabbriche, delocalizzato produzioni, cercato di minimizzare il prelievo fiscale spostando sedi legali nei punti più vantaggiosi del pianeta, chiesto flessibilità sul lavoro senza limiti e fuggendo al primo stormire di fronda da un mercato in crisi. Ora basta.

Jamie Dimon, il Ceo di JPM e presidente della Business Roundtable, un duro che ha saputo affrontare momenti difficili, ha spiegato che “il sogno americano è sempre vivo ma si sta logorando”. Secondo lui, i grandi datori di lavoro “stanno investendo nel loro personale e nelle loro comunità perché sanno che questo é l’unico modo per avere successo nel lungo termine. Questi principi modernizzati riflettono l’impegno inamovibile della comunità di business a sostenere un’economia che serve tutti gli americani”.

In vista delle elezioni politiche

Il quotidiano britannico della City Financial Times ha ritenuto che l’iniziativa dei “duecento” può essere interpretata come una risposta politica ai movimenti populisti e sovranisti che sono cresciuti accusando i governi di aver lasciato troppa libertà alle aziende a discapito dei dipendenti. Ecco perché la svolta viene definita secondo la definizione dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, come “capitalismo inclusivo”, perché si occupa di interagire con tutti coloro che vengono coinvolti nell’attività di un gruppo economico.

E’ possibile anche che il documento di “The Roundtable Business” sia una risposta ai candidati più radicali del Partito Democratico, da Elizabeth Warren a Bernie Sanders, per cercare un ponte di dialogo prima che il Congresso e il nuovo presidente cambino le carte in tavola del gioco e alle società non resti che subirne gli effetti deleteri quando il pendolo della storia invertirà la corsa.

Del resto, fu proprio Larry Fink, il numero uno di BlackRock, il più grande fondo di investimento del mondo, a chiedere all’ultimo World Economic Forum di Davos tra le nevi svizzere alle grandi multinazionali giusto un anno fa di impegnarsi di più sul tema delle ricadute sociali e guardare meno alla creazione di valore per gli azionisti. Ma restò inascoltato per un anno. Ora la svolta. L’ex presidente americano Barack Obama apprezzerà, Donald Trump ossessionato dagli indici di Wall Street, forse un po’ meno.

di Vittorio Da Rold

(da it.businessinsider.com del 19 agosto 2019)

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