La Cina è in rapida corsa alla modernizzazione. La sicurezza ambientale è una sfida da vincere

​329 AQI. Ovvero qualità dell’aria pessima. Il traffico intorno a Xi’An, capitale storica della Cina delle dinastie Han, Tang, Qin e Zhou, è interamente intasato. «Sono 32 chilometri ma serviranno un paio d’ore per arrivare in centro», illustra il tassista. «Tutti oggi hanno una macchina. È il boom cinese. Tutti stanno comprando la prima o la seconda casa. Questa è la Cina 2019». Intorno all’autostrada G5 che porta dal Xi’an Xianyang International Airport verso il centro città, contornato da bellissime mura, si possono scorgere centinaia di grattacieli di 30 piani per uso residenziale, ancora interamente vuoti. «Li riempiranno o verranno comunque venduti tutti», aggiunge.

La Cina continua la sua rapida corsa alla modernizzazione, superando in alcuni casi l’Occidente (prendete i sistemi di pagamento mobile o le inquietanti tecnologie di sicurezza e di riconoscimento facciale). Sebbene abbia avuto la possibilità di perseguire un modello di sviluppo alternativo a quello occidentale, la convenienza delle fonti fossili e la comodità del trasporto privato su gomma, hanno determinato il paesaggio urbano e periurbano cinese del XXI secolo. E difficilmente la geografia urbana muterà in tempi rapidi.

Ciò non  significa che la leadership cinese ignori la questione ambientale. «Non lanceremo progetti di crescita che danneggino l’ambiente anche se ciò potrebbe intaccare lo sviluppo economico», ha dichiarato Xi Jingping il 19 marzo 2019, sorprendendo tutti. «Mentre l’economia cinese passa dalla crescita ad alta velocità allo sviluppo di alta qualità, la prevenzione dell’inquinamento e la governance ambientale sono obiettivi da raggiungere. Dobbiamo stringere i denti, scavalcare questo pendio, superare questa cresta», ha detto il presidente.

Un segnale forte, ma anche consapevole delle difficolta di applicarlo in tutte le province cinesi, dove spesso il partito centrale non ha pieno controllo e dove famiglie e membri del partito locale continuano a sostenere modelli di sviluppo insostenibili.

Continua la lettura dell’articolo di E. Bompan, da Change dell’11 luglio 2019

 

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