La C.S.R. nella Pubblica Amministrazione

Pare che non ci sia solo la C.S.R. ad avere dei problemi con la Pubblica Amministrazione. Anzi questo è un momento in cui lo Stato e le Istituzioni sono sotto attacco da parte di tutti.

Dai singoli cittadini, alle associazioni, dai sindacati, alle stesse forze politiche. Il terremoto e i disastri ambientalisti hanno acceso domande spesso inevase ai rappresentanti della P.A. Infine i flussi migratori incessanti, che sono il segno di un malessere grave che vive il Terzo Mondo, hanno manifestato la assoluta inadeguatezza di tanti interventi e il peso cade senza equivoci sulla Pubblica Amministrazione.

Risorse, quattrini che mancano, aziende che sono sull’orlo del fallimento (Alitalia) o il fallimento è persino delle Banche (MPS o le Venete).

La delinquenza giunge a sfidare lo stato.

Alcune città (Roma ad esempio) sono devastate dall’incuria, dai rifiuti, da topi e altri animali, dall’assenza di un governo, o sono pieni di debiti e non ci sono risorse per sistemare il territorio.

Eppure la C.S.R., ben interpretata, sarebbe una leva per convogliare energie nuove, potrebbe interpellare soggetti economici che normalmente operano senza un coinvolgimento diretto con altre realtà vive nel paese.

C’è quasi una riserva nel porre l’accento sulla positività del dialogo utile, uno strano pudore nel porre i principi della C.S.R. a fattor comune.

Abbiamo tutti partecipato, in modo indiretto ovviamente, alla firma dei 27 Stati che hanno riaffermato il valore dell’Unione Europea. Ne siamo lieti. Ma se l’Unione confezione delle indicazioni utili per gli stati, per l’economia degli stati membri, perché non imparare a seguire tali indicazioni.

Ci riferiamo alle Legge 254 del 31 Dicembre 2016 che recepisce la Direttiva Europea 2014/95/UE e firmata da 7 Ministri e dal Presidente della Repubblica.

Ebbene ora c’è una legge che obbliga- capito bene! – obbliga le aziende con fatturati importanti, per lo più “le quotate in Borsa “ a dotarsi di iniziative  e dare informazioni utili alla società.

Non solo bilanci economici e finanziari, ma attività di natura NON finanziaria.

E’ facile immaginare alle aziende che si prodigheranno ad innalzare la soglia di attenzione per dipendenti, territorio, ambiente ecc… e lo faranno per evitare multe molto importanti.

Quello che si fatica a capire è come si muoverà la Pubblica Amministrazione.

La P.A. non è quotata in Borsa, ma vive della politica. Priva di regole certe di mandato, anzi in balia spesso dell’Amministratore di quel partito vincente e che bada unicamente a compiacere a chi lo ha messo in quella posizione.

Si può anche sostenere che l’elezione non prevede insistere un “vincolo di mandato” del partito – un fatto su cui si discute ora per toglierlo anche formalmente – quasi insistendo che ogni mandato elettorale è destinato a far sì che l’eletto debba fare non il bene comune ma quello del partito che lo ha eletto.

Un vincolo di appartenenza!

La C.S.R. sarebbe una bussola comportamentale della P.A. davvero essenziale.

Già dovrebbe essere nel DNA di ogni dipendente della P.A. che opera e guadagna in funzione del bene comune prodotto.

Già ogni dipendente non dovrebbe immaginarsi “padrone” nel suo operare, ma a servizio del cittadino, però senza direttive e prassi esemplari è difficile che venga mutato un andazzo spesso privo di linee guida chiare e responsabilità misurabili.

Pensiamo all’ambiente.

I privati lo devono rispettare. Anzi cittadini e aziende sono punibili per le deturpazioni prodotte.

Ma che dire della Pubblica Amministrazione?

Per le concessioni di ogni natura (edilizia, stradale, urbanistica, ecc…) che hanno stravolto il paese.

Per le sanatorie che si sono moltiplicate che hanno deturpato campagne e città.

Per l’assenza di attenzione alle famiglia per l’educazione dei giovani.

Per la sanità disattesa.

Per lo scarso aiuto alle categorie di cittadini fragili.

Per la vita non protetta nelle periferie.

Per tante assenze e tante vessazioni inutili.

Non c’è, se non raramente un Bilancio Sociale di un Comune o di una Istituzione,

Ai privati è chiesto molto, i privati possono chiedere ma sono spesso inascoltati.

Invece l’attività verso il bene comune come è valorizzabile?

I convegni – moltissimi autoreferenziali – sono inutili, le dichiarazioni dei politici e dei Dirigenti pure.

Occorre cambiare la modalità di comunicazione: dire e mostrare cosa si è fatto!

Essere coraggiosi: essere i primi a denunciare le cattedrali nel deserto e non lasciare a Striscia la Notizia un compito pubblico.

Intervenire senza essere sollecitati dalla denuncia di qualche giornalista in cerca di notorietà.

Cercare le situazioni di bisogno, controllare le pratiche inevase e rispondere a tutti.

Magari creare delle Task Force di giovani che hanno il compito di controllare il pregresso, e organizzare con precisione l’interventi tesi alla legalità.

Pubblicare un Bilancio Sociale o di Sostenibilità e offrirlo ai cittadini con le cose fatte.

 

Il degrado ambientale è sinonimo di degrado di mentalità, di degrado civile.

Sono innanzi tutto gli Amministratori pubblici (eletti o in servizio) responsabili di ogni buca sulla strada, di ogni rifiuto abbandonato, di ogni dissesto del territorio.

Se ci fosse un impegno di: “Dare conto ai cittadini” del proprio lavoro, del proprio operare, la Pubblica Amministrazione avrebbe le sembianze della Impresa privata.

Dare conto.

Perché è doveroso per la P.A. dare conto di ciò che ha fatto, di ciò che non ha fatto e di ciò che farà in un certo periodo di tempo.

Proprio perché gli insuccessi li pagano in modo gravoso i cittadini ed i successi, le cose buone fatte, la gente le sa riconoscere.

E’ pur vero.

Non tutti sanno riconoscere il buono o il cattivo uso di soldi pubblici.

Ma qui si entra nel cattivo spettacolo della ideologia del pregiudizio e che non merita alcuna attenzione.

Una città pulita la si riconosce, un ambiente curato lo si stima, una sicurezza percepita diventa tesoro nel vivere il tempo, una sistemazione abitativa in una casa popolare diventa immediatamente decoro in famiglia, una scuola che appassiona i ragazzi attraverso valori condivisi e insegnamento personalizzato è scuola di vita.

Insomma si può fare un Bilancio Sociale magari trattando di alcuni interventi utili e positivi portati avanti, con le ragioni di queste azioni, e con il desiderio di giungere alla completezza di questo lavoro.

A volte queste testimonianze vanno corredate con un appello perché la cittadinanza collabori con gli Amministratori Pubblici, come lo fanno molte Opere Sociali che intervengono sussidiariamente in presenza di una assenza della P.A.

La C.S.R. diventa allora metodo e suggerimento.

Bussola di comportamento.

Tracciato comportamentale per ciascuno, in Azienda e nella Pubblica Amministrazione.

Bruno Calchera
Direttore di CSRoggi

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