L’uomo della strada

L’ attenzione nei confronti della sostenibilità ha fatto sì che la parola sia entrata nel nostro quotidiano, ed ha condotto (o sta conducendo) la nostra attenzione su quanto alcune nostre azioni di tutti i giorni non siano per niente nella direzione della sostenibilità. Molte (alcune) aziende, molte (alcune) nazioni stanno focalizzando la loro attenzione su cosa fare e cosa non fare. Molte ne parlano (alcune ne parlano soltanto) ma, essendo ancora poco più in là dell’inizio del percorso, è già qualcosa.

E noi? Noi cittadini sicuramente siamo convinti che dobbiamo svolgere un’azione di attento controllo, monitoraggio e di spinta ad andare avanti. Spesso ci ritroviamo a criticare cosa fanno, coloro che potrebbero decidere i grandi cambiamenti, ma soprattutto cosa dovrebbero fare. Tutti noi (o quasi) ci sentiamo di suggerire questo o quello. Siamo passati dall’essere tutti allenatori di calcio, ad immunologi, a esperti di qualsiasi argomento sia al momento sulla cresta della cronaca.

Ma, se da una parte le imprese hanno iniziato un loro percorso, packaging riciclabili- plastica da riutilizzare- compensazione di emissioni-energia alternativa …, dall’altra parte noi, noi coinquilini di questo mondo, nel nostro piccolo, cosa stiamo facendo?

Io, nel mio piccolo, approfittando delle vacanze estive, ho provato a guardarmi nello specchio, o meglio ad indagare i miei comportamenti quotidiani. Pensavo che avere la mente sgombra e quindi rivolgerla alle cose importanti, mi permettesse di farmi sentir meglio e soprattutto di impostare programmi e comportamenti più soddisfacenti per me e per gli altri.

Avevo (casualmente) di fronte a me la tavola che ricorda i 17 gol che l’ONU ci suggerisce essere importante realizzare entro il 2030.

Ho provato a darmi un voto sui comportamenti che io metto in atto per partecipare attivamente alla partita. La nostra giornata, in casa e fuori, infatti viene scandita da piccoli gesti che, se all’apparenza possono sembrare generati dall’abitudine o dal buonsenso, possono avere ripercussioni significative su ciò che ci circonda.

Come è andata? Un disastro! Credevo che, parlando di sostenibilità da un bel po’ di tempo, quasi automaticamente ne fossi diventato un piccolo alfiere. Vi posso dire in un orecchio che in ben pochi casi mi sono dato la sufficienza. Pur lasciando da parte obiettivi come “eliminare la fame nel mondo”, o “raggiunger la parità di genere” o altro di queste dimensioni, e pur rapportando i gol alle mie dimensioni e possibilità, ho ancora spazio (molto spazio) per migliorare.

E, sempre in un orecchio, mi sento di darvi un consiglio (visto la ormai lunga frequentazione che ci accomuna): non cimentatevi in questa prova tutto in un colpo. Avvicinatevi gradualmente ai 17 gol. E soprattutto invece di valutare ciò che state facendo, segnatevi, di fianco all’obiettivo in esame, ciò che potrete fare.

Credetemi è meglio così.

La mia autostima, che aveva subito un brutto colpo, si sta ricomponendo dopo l’elenco dei vari “farò”. Così, ne sono certo, anche io, nel mio piccolo, mi sentirò di contribuire a fare qualche gol.

In fin dei conti anche a me interessa vincere la partita.

Ugo Canonici


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