Innovazione e complessità

Il punto del Direttore

 

 

 

Ci sono incontri che lasciano un segno profondo per le suggestioni ma ve ne sono altri in cui sei condotto a guardare la realtà attraverso la lucida mente di altre persone che aprono lo sguardo nella evidenza di ciò che hai sempre visto, ma che totalmente non hai compreso fino in fondo.

Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e Marco Bragadin Amministratore Delegato di ING sono stati interpellati insieme ad altri illustri personaggi al convegno intitolato “INNOVATORI” svoltosi al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano il 29 Novembre.

L’innovazione è il passo vitale per chi desidera cambiare, necessario per la concretezza della Sostenibilità.

Quell’incontro ha suscitato in me alcune considerazioni che cerco di esprimere.

La Ricerca, che sottende ogni cambiamento, ha la necessità di poter avere tempo. Anzi è proprio il tempo che non può essere misurato e che non può produrre frutti in relazione al desiderio.

Dall’altra parte troviamo l’Innovazione che deve arrivare in fretta sul mercato per determinare il cambiamento.

In mezzo, tra Ricerca e Innovazione, troviamo la Complessità della realtà.

Come guardare la complessità? Come trattarla per procedere con passi meno incerti?

Occorre operare in modo diverso rispetto ad un tempo, in cui si pensava di trattarla analizzando il percorso e spezzettarlo in tratti successivi – quasi fossero mattoni per un costruzione – in cui,  alcuni si occupavano di un pezzo specifico ed altri di un altro.

Oggi la Complessità vive nella squadra delle competenze diverse che operano insieme offrendo output sistematici, cadenzati  e misurabili.

Ho pensato alla esperienza di Accenture che nello sviluppo di prodotti e servizi per le aziende ora forma gruppi di lavoro di giovani provenienti da facoltà diverse – filosofia, lingue, ingegneria, ecc..  – proprio per offrire alla clientela il massimo risultato nel guardare in ogni tratto proprio la complessità. E’ la Condivisione che se indispensabile per la formazione, diventa il terreno dove maturano i frutti della Ricerca e della Innovazione. La Complessità permane e rende la realtà nuova in ogni istante, mutevole come un insieme di cellule che cambiano nel tempo.

Uno sguardo al cammino del cambiamento, ricco di spunti di lavoro e di riflessioni.

L’esito della Innovazione può non essere sempre quello desiderato da tutti.

Ad esempio le innovazioni tecnologiche – riprendiamo un articolo di Derrick De Kerckhove apparso sul Corriere Innovazione del 29 novembre a pag. 19 – possono produrre una perdita dell’io di ogni persona.

Le persone attraverso strumenti tecnologici come lo Smartphone, video Sorveglianza territoriale, azioni individuali che lasciano il “tracciato” ecc… ,  risultano essere “sorveglianti” da parte di un potere che può essere politico (l’autore cita l’esempio della Cina) o vicino a chi vuol condizionare le nostre scelte “ l’origine di tutte le nostre decisioni e movimenti, per non dire i pensieri, la stessa nostra immagine di noi stessi,  La realtà dice che stiamo delegando allo Smartphone la nostra memoria e il nostro giudizio”.

E’ un io che si perde.

Sono considerazioni drammatiche. Però, pensiamo a quando siamo seduti in Metropolitana e ci guardiamo attorno e vediamo immediatamente come la tecnologia assorbe gli sguardi e le attese. Lo strumento – che tale resta – induce comportamenti, decisioni, preferenze, opinioni che trasferiamo e registra altrettante informazioni che ci appartengono profondamente.

Chi controlla questi mezzi comincia a conoscerci persino nei meandri del nostro io.

Per questo la tecnologia sembra favorire quel nichilismo culturale in cui siamo imbevuti, offrendoci anche gratuitamente immagini ed ipotesi di decisione, offerte che traggono spunto dalle nostre azioni libere, vissute attraverso lo strumento.

E’ la ragione per cui la Ricerca non può essere nemica dell’io, l’Innovazione non può incidere sulla libertà personale e la Complessità non può non contenere il fattore umano.

Il fare squadra per condividere lo sguardo alla realtà con la ricchezza delle più diverse competenze ed attenzioni dal punto di vista metodologico potrebbe tendere alla innovazione sostenibile in modo meno asservito al committente di turno.

Sono ben consapevole che questo sguardo pare un po’ astratto nella premessa e nella conclusione.

Però un po’ tutti ci stiamo accorgendo di questo fenomeno cui non possiamo resistere.

Ma ripenso all’epoca medioevale. Anche allora v’era la complessità della realtà, anche allora gli squilibri sociali e politici la facevano da padroni, c’era però un fondato desiderio di ricercare e di cambiare che aveva in ciascuno una finalità comune. Cittadini, barbari divenuti parte della città, borghesi e politici del tempo, monaci e tecnici alla fine puntarono non solo sulla bellezza, ma soprattutto sul tentativo di far vivere la città in presenza di un grande ideale che coinvolgeva tutti e che determinava il tempo senza frenesia, l’innovazione, e curava la condivisione in modo diretto.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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