Innovare e collaborare: le chiavi dell’azienda sostenibile

La sostenibilità in azienda non è un traguardo facile da raggiungere. Da un lato ci sono i consumatori e gli investitori che chiedono prodotti sempre più verdi, dall’altro c’è la difficoltà di cambiare i modelli di business mentre allo stesso tempo la catena dei fornitori fatica ad attenersi a nuove regole. L’ambita reputazione di «paladini dell’ambiente», così, diventa un traguardo sempre più elusivo per le aziende.

Tanto che, se ben sette delle dieci più grandi società globali di beni di consumo hanno fissato obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni, includendo le emissioni indirette della catena di approvvigionamento, finora solo due sono riuscite a ottenere qualche risultato, dice il Carbon Disclosure Project. «Per sviluppare una trasformazione efficace in chiave sostenibile, è molto importante l’immaginazione. Le aziende devono immaginare come sarà il futuro, che cosa chiederanno i clienti e puntare a soddisfare i loro bisogni», spiega Roberto Prioreschi, numero uno di Bain Italia, specialista nell’accompagnare le aziende in questa transizione verso l’economia sostenibile.

In base alla ricerca di Bain, le aziende che aspirano a una vera trasformazione in chiave sostenibile sono destinate a triplicare nei prossimi 5 anni, dal 9 al 26% delle aziende interrogate. «I leader della sostenibilità seguiranno le tracce di pionieri come Tesla, che ha previsto in anticipo la rivoluzione elettrica nel mondo dell’auto e si è portata avanti quando ancora nessuna delle grandi compagnie automobilistiche immaginava che tutto il mercato l’avrebbe seguita», ragiona Prioreschi.

Un altro punto importante, per le aziende che vogliono posizionarsi alla guida della rivoluzione verde, è rendere la sostenibilità una proposta irresistibile per i clienti. «Una delle barriere più citate oggi nei confronti della sostenibilità è il prezzo, ma le aziende più avanzate riescono a superarla: ad esempio Adidas ha venduto oltre un milione di paia di scarpe fatte con la plastica ripescata dagli oceani, facendo leva sulla sensibilità dei clienti riguardo a un grave problema che ormai tocca tutti», commenta Moreschi.

Gli alleati

Se non si riesce a cambiare da soli, Bain consiglia di trovare degli alleati. «I leader di domani non cercheranno solo di cambiare la propria azienda, ma anche il settore in cui operano e l’intera società, collaborando per individuare degli obiettivi collettivi da raggiungere e degli incentivi normativi per raggiungerli», prevede Prioreschi. Il 64% delle aziende della ricerca ha risposto che fra cinque anni sarà estremamente importante focalizzarsi su un cambiamento di sistema, mentre solo il 38% ne vede l’importanza oggi. Per trasformare la società, però, bisogna identificare le cause profonde dei problemi e gli incentivi che potrebbero spingere tutti i partecipanti all’ecosistema a cercare di risolverli. Spesso, le sfide importanti richiedono una collaborazione innovativa. Dal sondaggio di Bain emerge che le aziende prevedono di doversi impegnare a fondo nei prossimi anni nei rapporti con i regolatori, i legislatori, gli alleati e i concorrenti.

Il supporto tecnologico sarà molto importante in questa battaglia. «Le tecnologie avanzate serviranno per creare un cambio di passo all’interno dei vari settori, come ad esempio l’intelligenza artificiale per tagliare i consumi energetici», fa notare Prioreschi. Google, ad esempio, l’ha applicata per ottimizzare i consumi energetici dei suoi data center, riuscendo a tagliare del 40% l’energia utilizzata per il raffreddamento. Apple usa Daisy, un robot «del riciclo», per smontare gli iPhone usati.

Bisogna infine ripensare ciò che è «valore» per l’impresa, «avere il coraggio di ridefinire gli obiettivi e rivedere il modello di business, se questo non è compatibile con la propria visione del futuro» rileva Prioreschi. Dal sondaggio risulta che il 90% delle aziende ritiene di dover cambiare nel futuro per adeguarsi ai valori dell’economia sostenibile. Farlo prima degli altri darà ai pionieri un vantaggio competitivo.

di Elena Comelli

(da L’Economia del Corriere della Sera del 10 giugno 2019)

Share this Post!

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.