Il territorio non è solo l’ambiente

Il punto del Direttore

 

 

 

Il nostro territorio ha subito stravolgimenti ambientali gravi: il mutare delle stagioni, l’innalzamento delle temperature, la mancata protezione dei corsi d’acqua, la poca tutela nel costruire palazzi e case in luoghi pericolosi, il clima ormai incomprensibile.

Eppure c’è un “prima”.

Il tema sono le ragioni di una mancata consapevolezza del territorio e dell’ambiente devastato.

Perché nel territorio ci sono persone. Ci sono le azioni delle persone. C’è una concezione del vivere. Esiste   – o non esiste – una esperienza educativa che ha formato dei giovani che diventati adulti hanno agito in un certo modo.

Nulla è accaduto per caso. Non v’è stata improvvisazione. Le strade sono state pianificate.

Perché non dire, gridare direi, alla gente che vive in territori, che questi malanni mostrano quanto la sostenibilità come principio culturale sarebbe stata utile a guidare gli insegnamenti scolastici, la politica, gli investimenti economici, la progettazione delle infrastrutture, ed ogni passo dell’agire delle persone.

La faccenda della CSR o della Sostenibilità appartiene al terreno della Responsabilità umana.

Ci sono le persone innanzi tutto.

Ma sono proprio le persone nella politica, nelle istituzioni, nelle imprese, nelle città, nei condomini, negli appezzamenti agricoli e nella tutela del verde.

Ci pare che l’urto che stiamo subendo dalla ribellione del clima abbia nomi e cognomi.

A volta senza una colpa specifica – ad esempio pensiamo all’uso del carbone: parve una soluzione per tanti bisogni, chi poteva immaginare i guasti che avrebbe creato?

Si potrebbe parlare dell’amianto: c’era una ditta un tempo l’Eternit, che operava usando l’amianto, e faceva fatturati incredibili. Chi avrebbe immaginato i guai generati?

Ma ci sono gli abusivismi in cui volutamente si è fatto scempio, e la politica attraverso i condoni ha giustificato in modo indifferenziato per fare cassa.

Bastava controllare e verificare cosa era possibile e fattibile da sanare e cosa non poteva essere sanato.

Infine una parola va detta anche agli industriali che ora si stanno attrezzando a innovare, a cambiare processi e prodotti: un esame di coscienza, no?

E chiudo con la Scuola che invece della inutile Educazione Civica, poteva introdurre nei programmi scolastici non solo la Costituzione, ma il senso del vivere civile, lo sguardo alla città, il rapporto tra danaro e collettività. Un fatto che tocca il senso dell’umano e i suoi bisogni essenziali.

E’ lo sguardo intelligente e iniziativa e verifica che cambia il corso della storia: il bene comune passa attraverso persone, cultura, attenzione, e operosità.

E qualche domanda non fa male portarsela dietro: ciò che sto impiantando è veramente senza rischi per le persone?

Se costruisco abusivamente è normale che debba aspettarmi la distruzione.

Le azioni portano conseguenze: occorre conoscerle all’inizio e approfondirle nel cammino.

Penso a Taranto, 20.000 persone, il lavoro e la salute. Ora rimediamo al malfatto.

Ma che c’entra punire coloro che stanno rimediando al malfatto con una iniziativa penale?

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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