Rifiuti ed Economia Circolare

Il punto del Direttore

 

L’articolo di Buone Notizie del prof. Roberto Zoboli (Docente di Politica Economica all’Università Cattolica) insiste su una preoccupazione che dovrebbe essere più generale.

Il tema dei rifiuti: le industrie del riciclo hanno un fatturato di 34 miliardi ( Buone Notizie del 9 Ottobre 2018, pag. 7) e mostrano  che il nostro Paese cammina sulla via del riciclo e della economia circolare ed è secondo in Europa.

Ma non solo se ne parla poco, ci pare che dopo l’incendio a Milano si sia affermato ancora una volta il discorso, sempre attuale, della ineliminabile “terra dei fuochi”. La plastica lasciata nei magazzini che poi alcune manine – quelle sì…vere – provvedono ad appiccare i fuochi.

Così il tema della economia circolare, della posizione italiana alla avanguardia nell’evitare sprechi alimentari e di altra natura, viene sottaciuto per l’ennesima sottolineatura in negativo.

L’economia circolare è una risorsa buona, è una novità che, se ben applicata davvero ridurrà i volumi delle materie plastiche.

Siamo sconcertati dalle immagini che mostrano isole di rifiuti ce galleggiano nel Pacifico, siamo stanchi di guardare i soliti TG che mostrano le molte vie – un po’ ovunque, ma soprattutto in certe località del Sud Italia – abbiamo anche il desiderio che l’informazione dedichi tempo alle innovazioni che hanno reso possibile il riuso, il recupero di ogni materiale di scarto, di ogni risorsa alimentare, di ogni spreco per migliorare la vita.

Forse è questa l’immagine positiva, la vera informazione di spinta per suggerire che il degrado è male e l’attenzione alla vita di ogni prodotto un’utile impegno sociale.

L’ambiente lo “fanno tutti”.

Alcuni però stanno facendo anche quattrini e  offrono  posti di lavoro a quelli che operano sui rifiuti per renderli riusabili.

E se il governo ci facesse un pensiero? Se tra le aziende che devono nascere per coprire l’offerta di lavoro per il cosiddetto Reddito di Cittadinanza ci fossero quelle dedicate al recupero dei rifiuti? Questa direzione non sarebbe un cattivo affare.

di Bruno Calchera

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