Il popolo vuole cambiare strada

Il punto del Direttore

Non solo le ricerche sociologiche (Ulrich Beck “Le metamorfosi del mondo” – Bari -, Laterza editore 2017.) che ne parlano e dimostrano l’avvicinamento della popolazione ai valori della Sostenibilità, vi sono anche i fatti, l’ultimo nel tempo: il fenomeno Greta.

(Ora i social si sono scatenati per insultare la ragazzina o per osannarla eccessivamente – ed io penso che il realismo nei social è quasi impossibile!)

Un fatto è ora patrimonio di tutti, della gente comune e delle persone serie a qualunque livello: il destino del pianeta è a rischio ed è patrimonio comune da conservare.

Non si tratta di ambientalismo di natura politica, né di ecologismo, né di una interpretazione di una classe di intellettuali che paventano sempre il pericolo o la fine di qualche cosa.

Qui è una evidenza che si impone. La vediamo tutti. E’ solo un punto di vista, una evidenza annunciata, ma è nella vita una esperienza.

I fatti emergono forti e le persone nel mondo hanno capito.

Se questo fermento per Greta corre anche in questi giorni significa che le ragioni semplici della ragazza già appartenevano al DNA della gente.

E’ l’azione di Greta che ha smosso.

Lei ha fatto qualche cosa di diverso.

Una diversità si impone sempre quando tutti, come pecore, si va in una unica direzione senza verificare la bontà del cammino, o senza valutare se il nostro tempo è più o meno buono e senza giudicare quali cambiamenti meritano più attenzione.

La facile comprensione del messaggio portato è semplicissima: occorre cambiare il modo di vivere e molti già ora lo fanno.

Già ora le stesse aziende che hanno inquinato il pianeta si accorgono che il tempo della dimenticanza è finito. Alcune istituzioni anche pubbliche iniziano a manifestare intenzioni serie di cambiamento.

Un neo resta forte: il Presidente Trump non ha ancora capito. O non vuole capire.

Abituato a dar retta a cosa dice la pancia e al danaro “subito”, al “chissenefraga” del destino del pianeta, sta incrementando il numero dei posti di lavoro il PIL,la ricchezza della gente (l’alta e la media borghesia poi…) senza un briciolo di umanità verso ciò che accade oltre i suoi confini, con un palese disinteresse alle indicazione della Agenda ONU 2030.

Esiste ancora scarsa sensibilità di alcuni che pensano che i valori poi sono poca cosa rispetto alla saccoccia piena e che il pianeta esiste finché ci vivo io e alla fine bisogna arrangiarsi.

I piccoli passi sono utili segni di cambiamento, il singolo può fare molto.

Ma l’inquinamento di un fiume per i rifiuti tossici delle fabbriche, l’eliminazione della plastica, una mobilità diversa e più sostenibile, la costruzione di infrastrutture che siano sensibili ai tempi, ai climi e alle condizioni territoriali, progetti finanziari condivisibili e partecipativi hanno vita se la politica di uno Stato, di una Regione intervengono per sostenere questi sforzi di cambiamento. Così il pianeta può salvarsi.

Una evidenza c’è: gente sempre più numerosa si sta accorgendo che le cose devono andare diversamente e si stanno interessando!

Diceva un pensatore moderno: “Un macchinario nel momento in cui si preme il pulsante per metterlo in pausa, si ferma. Un essere umano, invece, nel momento in cui si preme il pulsante per metterlo in pausa, inizia a riflettere, inizia a rivedere i propri presupposti, inizia ad immaginare nuove possibilità e, soprattutto, inizia a riattivare il legame con le proprie convinzioni più profonde. E a questo punto, può cominciare a immaginare il percorso migliore”. Sono le scintille della Sostenibilità.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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