Il dovere di una proposta

(Proponiamo la riflessione di Alfonso Fuggetta* riguardo lo scenario economico e politico che si prospetta dopo le recenti elezioni politiche)

 

Il voto del 4 marzo ha ovviamente sconvolto il dibattito politico e sociale del Paese. È un cambiamento storico e che come tale andrà studiato con calma non solo dai politici, dagli storici e dagli opinion makers, ma anche da tutti noi cittadini e professionisti.

Certamente, un punto sul quale molti osservatori si sono già ritrovati rimanda ad una delle sfide più importanti e delicate vissute dalla nostra società: i cambiamenti indotti da globalizzazione e innovazione tecnologica hanno messo a soqquadro la vita e il lavoro di tante persone che si sentono sempre più deboli, a rischio, esposte a forze che escono dal controllo persino degli stati nazionali e sembrano solo obbedire a dinamiche e a centri di potere sempre più “lontani” e indifferenti alla sorte di milioni di persone che operano e vivono nei nostri territori. A questo proposito, molti osservatori sottolineano come le proposte presentate dalle forze politiche che hanno vinto questa campagna elettorale (M5S e Lega), indipendentemente dalla loro reale fattibilità e validità nel medio-lungo periodo, vanno al cuore dei problemi percepiti da larghe fasce della popolazione, offrono un conforto e una prospettiva a chi si sente abbandonato o ai margini dei processi di modernizzazione e globalizzazione, colgono le preoccupazioni e le ansie di tanti, tantissimi, elettori che vivono questi tempi come cupi, carichi di incognite, incerti.

In questo scenario, le tecnologie digitali giocano un ruolo di primissimo piano. Esse da un lato hanno sostenuto e reso possibile la globalizzazione e, dall’altro, hanno cambiato e sconvolto la natura di tante professioni, cancellandone molte e creandone di nuove. Siamo persino arrivati a chiederci se l’avvento del digitale, della robotica e dell’intelligenza artificiale non finirà per distruggere il lavoro così come lo conosciamo, creando una profonda e elitaria frattura tra coloro che sono in grado di progettare, dominare e gestire queste trasformazioni e la grande massa degli esclusi che finirebbe per essere marginalizzata e alla continua ricerca di una ricollocazione sociale sempre più incerta e lontana. È ovvio quindi che per molti la digitalizzazione è uno dei principali “nemici” del nostro tempo, un nemico che incide in modo profondo sulle nostre esistenze ed esperienze di vita quotidiana.

Da tecnologo non posso esimermi dal riflettere sul ruolo che le tecnologie giocano in questi processi, su quali siano le mie e nostre responsabilità in quanto sta accadendo e, conseguentemente, lungo quali direzioni sia possibile costruire risposte convincenti e utili per tutti coloro che si sentono abbandonati e esposti a nuovi rischi e incertezze.

L’ONDA ARRIVA: POSSIAMO EVITARLA O BLOCCARLA?

Nel preparare alcune presentazioni mi è spesso capitato di usare questa foto.

 

Trovo emblematica la posa di questa persona che osserva con le braccia incrociate, fin rilassata, l’onda che arriva. Da amante della fotografia, non posso non osservare che l’uso di un teleobiettivo ha probabilmente schiacciato l’immagine, dando così l’impressione di una distanza tra l’onda e la persona che è molto minore di quanto non fosse in realtà. Ciò nonostante, è particolarmente significativa e rappresentativa dei nostri tempi.

Noi ci troviamo in piedi su quello scoglio, indifesi e esposti a tutte le intemperie. L’oceano è incontrollabile, maestoso, onnipossente. E noi siamo lì, piccoli, fragili, in attesa che l’onda si infranga. Cosa possiamo fare per non finire travolti?

(…)

Continua la lettura

*Alfonso Fuggetta è amministratore delegato di CEFRIEL

(da TechEconomy newsletter del 13 marzo 2018)

Share this Post!

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.