Il Coronavirus e i nervi scoperti del welfare italiano

La pandemia del Covid-19 costituisce un buon esempio di quello che nell’analisi delle politiche pubbliche è chiamato “focusing event”, un evento che – per la sua natura dannosa, inaspettata e improvvisa – forza opinione pubblica e decisori politici a inserire nell’agenda pubblica e istituzionale temi che non necessariamente vi sarebbero entrati o che almeno non lo avrebbero fatto con la stessa forza, la stessa visibilità e la stessa rapidità. In altre parole, è un evento di tale portata che – per un certo lasso di tempo – sconvolge l’intero processo pubblico di agenda setting, focalizza l’attenzione collettiva su alcuni temi distogliendola da altri, ridefinisce rapidamente le priorità, aiuta a superare (almeno in parte e a certe condizioni) inerzie istituzionali e resistenze al cambiamento, agendo come potenziale innesco per un cambio di policy (Birkland 1998).

Si tratta quindi di un fenomeno estremamente rilevante sul piano politico da almeno tre punti di vista.

In primo luogo, la salienza politica di un focusing event si coglie se si considera che una delle funzioni più importanti della politica consiste proprio nello stabilire le priorità collettive, “operando un taglio” fra le alternative praticabili: decidere (dal latino decaedo) significa innanzitutto stabilire che cosa è meritevole di intervento (pubblico) e che cosa no e, nel caso, quando intervenire. Insomma, definire l’agenda.

Una crisi come quella in corso altera improvvisamente l’ordine del giorno delle questioni che meritano di essere oggetto di attenzione e decisione, restringendo in tal modo uno dei campi di azione cui la politica è preposta: le priorità sono infatti “date” più che “decise”; possono tornare alla ribalta problemi “dormienti” o affacciarsi sulla scena problemi del tutto nuovi. In secondo luogo, lo stato di emergenza innescato da un focusing event come quello del Coronavirus (ma potremmo pensare anche a un disastro naturale come un terremoto o un uragano) tende ad accrescere la libertà di manovra del governo che – in nome dell’urgenza imposta dalla crisi – è chiamato ad assumere provvedimenti eccezionali.

Spetta a chi detiene il potere prendere le decisioni necessarie per fronteggiare la crisi e farlo in tempi ragionevolmente rapidi: come noto, si tratta proprio dei casi “straordinari di necessità e urgenza” contemplati anche dalla nostra costituzione. L’urgenza – e questo è il terzo punto – anche grazie al fatto che legittima il ricorso a strumenti decisionali eccezionali, tende a indebolire punti di veto, a ridurre resistenze istituzionali di varia natura e ad aprire “finestre di opportunità” (Kingdon 1993; 1995) che possono facilitare l’adozione accelerata di specifici provvedimenti. L’evidenza di una crisi può inoltre generare un vantaggio a favore di chi, prima poco ascoltato, segnalava l’inadeguatezza dello status quo.

(…)

di Federico Razetti

Continua la lettura

(da Percorsi di secondo welfare – Newsletter del 23 marzo 2020)

Share this Post!

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.