Gruppo Unipol, da 25 anni vicini alle persone

Nel campo della Responsabilità d’impresa Unipol può essere considerata un vero e proprio pioniere. Già nel 1994 redige un primo bilancio il cui obiettivo dichiarato è quello di evidenziare la capacità di produrre valore per gli stakeholder. Un primo passo che ha generato, negli anni seguenti, un percorso che è passato dal Rendiconto Sociale ai Bilancio Sociale e quindi al Bilancio di Sostenibilità – allargandosi dalla singola Assicurazione all’intero Gruppo – per arrivare, lo scorso anno, al Bilancio Integrato sui dati 2016.

«Una storia che dura da circa 25 anni – sottolinea Marisa Parmigiani, Responsabile Sostenibilità del Gruppo Unipol – che è sempre stata motivata da un’idea profonda di trasparenza e di interconnessione con gli stakeholder».

Dottoressa Parmigiani, quali sono le tappe più significative del percorso che ha portato alla vostra attuale attenzione alla responsabilità sociale e alla sostenibilità?

«Il quadro attuale è frutto delle scelte fatte nello scorso decennio. Nel 2006 il Gruppo coinvolse 1.500 dipendenti (su 4mila) e 500 agenti (su 1.500) per costruire insieme la carta dei valori e il codice etico, che è un patto condiviso e definito dagli stakeholder esterni fondamentali dell’azienda. Nel 2008 venne creata l’Area Sostenibilità, materia che in precedenza era affidata alla Comunicazione e in seguito alla Presidenza. Nel 2009 venne istituito un comitato etico all’interno del CdA e, nel 2010, venne predisposto il primo piano triennale di sostenibilità. Oggi il piano industriale e quello di sostenibilità sono riuniti nel piano integrato 2016-18, che è basato su due principi fondamentali: creazione di valore condiviso e innovazione sociale».

Quali ritiene siano le punte emergenti del vostro bilancio Integrato 2017 che possano bene raccontare questa evoluzione e i risultati fin qui raggiunti?
«Il Bilancio, per sua natura, racconta i fatti riferiti all’anno precedente alla sua pubblicazione, ma è indubbio che tenga conto anche degli anni precedenti. Posso dire che uno dei punti qualificanti è quello che riguarda l’orientamento al futuro nell’uso dei capitali: in questi anni abbiamo lavorato in modo assolutamente connesso e sinergico con l’osservatorio Rischi Emergenti Reputazionali, che ritengo essere assolutamente innovativo proprio perché integra il concetto di “non finanziario” come uno degli elementi fondamentali non solo nella mappatura dei rischi, ma anche nella identificazione delle opportunità. L’altro elemento che ci racconta bene è la sintesi del modello di business, in cui c’è un’infografica, in apparenza molto complessa – che richiama il concetto di Michael Porter sulle esternalità prodotte lungo la catena del valore – ma che è la dimostrazione del lavoro che abbiamo svolto».

“Semplicemente vicini, ogni giorno” è il vostro approccio alla lettura del Bilancio Integrato. Come viene sviluppata concretamente questa intenzione?
«La vicinanza, come riportato anche nella presentazione della nostra mission, è un elemento che caratterizza il nostro modo di essere, sostanzialmente per tre motivi: il primo è che siamo la rete di agenti più grande del nostro Paese perché vogliamo essere al fianco dei nostri clienti; il secondo è collegato all’information technology, dal momento che lavoriamo sempre più in una logica telematica che è il modo moderno per essere vicino sia nella vita ordinaria sia in caso di sinistro; il terzo riguarda la scelta delle nostre sponsorizzazioni: cerchiamo di essere presenti nei territori con una serie di iniziative che vogliamo sostenere proprio perché ben si collegano con il nostro concetto di vicinanza».

Qual è la vostra metodologia per comunicare e condividere all’interno del Gruppo i vostri obiettivi di sostenibilità?
«Siamo del tutto integrati ai processi ordinari dell’azienda il che significa che la sostenibilità viene considerata un driver fondamentale della comunicazione aziendale. Utilizziamo anzitutto la comunicazione interna per convogliare i contenuti di sostenibilità verso tutti i dipendenti.

La nostra Corporate Academy UNICA sviluppa inoltre per noi percorsi di formazione sui temi della sostenibilità rivolti ai diversi target. Abbiamo infine progetti molto importanti di welfare aziendale, ad esempio la recente festa che ha coinvolto i dipendenti e i loro figli sul luogo di lavoro. Anche in questo caso, come per il passato, l’evento non è stato semplicemente una visita agli spazi aziendali ma si è basato su un tema specifico,   ovvero   il   cambiamento climatico, secondo le linee date dalle Nazioni Unite. Abbiamo allestito laboratori tematici, ai quali hanno partecipato anche i nostri dipendenti, cui abbiamo fornito indicazioni di come si sarebbe svolta la giornata per poter partecipare attivamente, insomma, i contenuti promossi dall’area sostenibilità diventano strumento quotidiano e operativo».

E verso l’esterno, qual è la vostra strategia di comunicazione?
«Verso l’esterno non usiamo i consueti canali di pubblicità, piuttosto preferiamo la comunicazione mirata: il blog magazine “Changes” (changes.unipol.it), ad esempio. Partendo dai temi proposti dall’Osservatorio Rischi Emergenti sviluppiamo contenuti approfonditi e di qualità, con il supporto di esperti di vari settori, che trattano proprio i temi della sostenibilità o più precisamente i modelli di sviluppo sostenibile».

Ci può accennare ai rapporti più significativi che avete con il Terzo settore?
«Da più di 10 anni portiamo avanti una partnership con Libera, l’associazione costituita nel 1995 per affermare i principi e la cultura della legalità contro la criminalità organizzata, perché siamo un’Assicurazione e quindi il tema della legalità per noi è fondamentale, l’illegalità è antitetica alla capacità di produrre valore con il nostro mestiere. In particolare, con il Consorzio “Libera terra” abbiamo sostenuto la nascita di tutte le cooperative che aderiscono a questo progetto.

Un’altra realtà con cui abbiamo un rapporto pluriennale è Legambiente, con cui lavoriamo principalmente su tre macro-ambiti: il cambiamento climatico (che crediamo sia “il” tema di questo decennio), “Bellezza Italia”, progetto di partnership sulla riqualificazione di luoghi del nostro Paese, per continuare con il terzo tema che è la mobilità sostenibile. Abbiamo un progetto importante, rivolto ai nostri dipendenti con cui abbiamo attivato car sharing, car pooling e bici elettriche sempre in collaborazione con Legambiente.

Ho segnalato le due iniziative più importanti e con cui collaboriamo con continuità, con altre si tratta magari di contatti episodici anche se altrettanto significativi».

Quali sono le sfide e gli obiettivi sostenibili che ritiene rientreranno nella proposta del prossimo piano triennale 2019-2021.
«Non voglio anticipare novità, ma ci sono elementi che esprimono continuità come l’inclusione finanziaria, il rafforzamento dei processi della sostenibilità al nostro interno e il cambiamento climatico… Per la sostenibilità all’interno dell’azienda l’asticella sale sempre più: i rischi ESG (Ambiente, Società e Governance) vanno integrati sempre più nei nostri processi e per questo abbiamo predisposto un piano importante di modifica delle policy in essere, che nel corso del prossimo triennio cercheranno di continuare a essere le più avanzate, perché il miglioramento continuo è proprio alla base dei processi di sostenibilità».

di Luca Palestra

 

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