Gruppo Randstad, l’importanza delle “connessioni”

Il Report Integrato, che verrà sottoposto a breve all’approvazione del Consiglio di Amministrazione di randstad Group Italia S.p.A., rientra nel processo di innovazione che sta attraversando il settore delle Agenzie per il Lavoro (APL).

Il Gruppo Randstad Italia è un’Agenzia per il Lavoro specializzata nella ricerca, selezione, formazione e somministrazione di personale. È la seconda agenzia in Italia che vanta, nel 2017, più di 1.5 miliardi di euro di ricavi, 2.195 dipendenti interni e oltre 107mila lavoratori somministrati. Parte del gruppo multinazionale Randstad N.V., fondato ad Amsterdam nel 1960 e presente in 39 Paesi, Randstad opera in Italia dal 1999. Con sede centrale a Milano, è presente in modo capillare su tutto il territorio nazionale grazie a una fitta rete di 275 filiali.

Randstad ha cominciato un percorso di rendicontazione non finanziaria, strutturato, trasparente e partecipato già da qualche anno attraverso il Report di Sostenibilità redatto per gli esercizi 2015 e 2016. Questo ha permesso all’organizzazione di comprendere ancora di più quanto i risultati economico-finanziari siano intrecciati ai temi di responsabilità sociale e sostenibilità. Randstad ha, nel suo DNA, un forte ruolo sociale e impatti significativi perché mette in contatto chi offre lavoro con chi cerca lavoro. Attraverso il lavoro, infatti, le persone soddisfano i propri bisogni e realizzano i propri sogni, per sé e per le loro famiglie, e si costruisce una società migliore, più inclusiva e coesa, con minori disuguaglianze economiche e sociali.

Benché la rendicontazione non finanziaria non sia obbligatoria per una realtà come Randstad, l’azienda ha scelto volontariamente di intraprendere questo percorso nella convinzione che una parte di valore creato non possa essere rappresentato dalle sole performance economico-finanziarie.

Che dire, infatti, delle attività di orientamento e formazione per i giovani? E dell’investimento nel rinnovamento continuo delle competenze dei dipendenti diretti e dei lavoratori somministrati? A questi si aggiunge l’impegno per una costante innovazione tecnologica dei servizi offerti ai clienti insieme agli alti standard di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Tutte iniziative che, certamente contribuiscono alla profittabilità e continuità dell’azienda ma allo stesso tempo creano valore per la società nel suo complesso.

La creazione di valore
Il primo Report Integrato del Gruppo Randstad Italia, predisposto per l’esercizio 2017 e in fase di presentazione al Consiglio di Amministrazione di Randtsad Group Italia S.p.A., risponde dunque all’esigenza di mettere in evidenza in modo coerente tutti gli aspetti della creazione di valore.

 

Il report, denominato «Connessioni», è stato redatto all’interno di un documento separato dai bilanci di esercizio delle società del Gruppo, basato su una logica di integrazione delle informazioni non-finanziarie con il piano strategico.

Ne parliamo con Federica Venturin, CSR Manager del Gruppo dal 2014.

 

Da dove è nato il nome, “Connessioni”?
«In realtà a tre quarti del lavoro, è emerso in modo quasi spontaneo per quattro ragioni fondamentali:

  1. Randstad è una realtà che deve la sua ragion d’essere alle relazioni tra persone, noi non compriamo e vendiamo qualcosa ma mettiamo in contatto chi cerca e chi offre lavoro, quindi stabiliamo connessioni;
  2. Perché non può esistere una reale sostenibilità economica se questa non si accompagna, oggi, alla sostenibilità sociale e ambientale, due elementi strettamente connessi;
  3. connessioni è anche una parola che rimanda alla tecnologia, al mondo “digital” e quindi ad un pezzo della nostra strategia, che mira ad offrire servizi altamente tecnologici che connettono l’innovazione e le persone;
  4. connessioni, infine, sono quelle che coinvolgono noi e tutti i nostri interlocutori, non solo lavoratori e clienti ma anche fornitori, istituzioni, mondo dell’educazione e del no profit.

È chiaro, quindi, come le connessioni ci coinvolgono e rappresentano appieno!».

Nella parola “connessioni” rientra anche l’evoluzione del Report di Sostenibilità 2016 poiché, attraverso una comunicazione concisa e periodica, mostra come strategia, governance, gestione dei rischi e modello di business di un’organizzazione, siano coerentemente connessi per creare valore nel breve, medio e lungo termine. È lo strumento che cerca di integrare e connettere i “silos” tipici di un’organizzazione per fornire una visione “distica” sulla stessa. «Arrivare al Report Integrato era tra i nostri obiettivi da tempo – continua Federica Venturin – perché rappresenta il mezzo più idoneo a evidenziare l’interdipendenza di tutti questi elementi, in una realtà come la nostra, in modo trasparente, sintetico ed esaustivo».

Quali sono le principali differenze tra i due modelli di rendicontazione?
«Per la prima volta nel Report Integrato la sostenibilità è integrata nella strategia del Gruppo mentre invece nel Report di Sostenibilità tali elementi, dettagliati nei contenuti, non erano connessi tra di loro.

Nel Report Integrato è rappresentata la connessione tra le linee strategiche del “Two Years Growth Plan” e i risultati raggiunti, ponendo l’accento sulle tematiche materiali, sugli stakeholder impattati e sulla gestione dei rischi specifici che influiscono sulla capacità dell’organizzazione di creare valore.

Attraverso la rappresentazione del modello di business, inoltre, sono descritti i processi di creazione di valore di Randstad, mettendo in evidenza input, output e capitali. La struttura del Report Integrato è in linea con questa visione: il classico approccio “per stakeholder” è stato sostituito con il concetto di creazione di valore, solamente accennato nel Report di Sostenibilità 2016 che si limitava a raccontare le performance senza illustrare le relazioni tra gli input, le attività intraprese e i conseguenti risultati.

Alcuni esempi possono meglio far comprendere tali relazioni:

  • attraverso la promozione della digitalizzazione (capitale tecnologico) e la centralità delle persone (capitale umano e intellettuale) il Gruppo vede crescere la propria produttività e la propria market share (capitale finanziario, capitale intellettuale, capitale umano);
  • la capacità di ascolto e coinvolgimento delle persone (capitale relazionale), attraverso le Great Conversations, garantisce un percorso di formazione teso allo sviluppo dei talenti (capitale intellettuale);
  • il coinvolgimento dei clienti e dei candidati (capitale relazionale) aumenta il livello di soddisfazione nei confronti del Gruppo, la reputazione e di conseguenza l’attrazione di nuovi clienti e candidati (capitale finanziario). Anche la storia del Gruppo è stata rappresentata secondo un approccio innovativo, in linea con i principi del framework dell’lntegrated Reporting.

Rispetto alla versione riportata all’interno del Report di Sostenibilità, in questa nuova rappresentazione si racconta in che modo Randstad progetta il proprio modello di business per adattarsi ai cambiamenti evolutivi del mercato e affronta la necessità di innovazione dovuta alla trasformazione del contesto esterno».

Lei racconta che quando è arrivata in Randstad non ha avuto bisogno di ideare nuovi progetti CSR ma ha valorizzato le iniziative e le politiche già presenti in azienda, accorpandole sotto il cappello della responsabilità sociale.  Come è andata nel dettaglio? Crede che possa essere un modo di operare adatto anche ad altre aziende?

«Quando, a metà del 2014, sono arrivata in Randstad ho cercato di capire qual era lo stato dell’arte sui temi della responsabilità sociale e ho indossato questi “occhiali speciali” per guardare l’organizzazione a 360°. Ho consultato documenti ma soprattutto parlato con le persone e sono riuscita a ricostruire un quadro che nessuno prima di allora aveva visto. In Randstad, non c’era e non c’è tutt’oggi un dipartimento che si occupa di progettare e sviluppare solo iniziative di responsabilità sociale ma è aperta a chiunque nell’organizzazione la possibilità di attivare progetti di questo tipo.

Tutto ciò trae origine da una cultura aziendale fortemente impregnata da uno dei nostri cinque valori fondamentali, “simultaneous promotion of all interests” che ispira un approccio al business rispettoso dei valori della sostenibilità. Ma il rovescio della medaglia è che in un’organizzazione così grande ed estesa su tutto il territorio nazionale la condivisione di tutte le iniziative diventa difficile se non vi è un processo strutturato di raccolta e comunicazione interna.

È da qui che è nata l’idea di iniziare un percorso di rendicontazione con una duplice valenza: da una parte, quella di comunicare, internamente ed esternamente, il proprio impegno nel fare business costruendo al contempo valore per la società e, dall’altra, la volontà di definire strategie e attuare politiche capaci di dare risposte alle aspettative dei diversi stakeholder.

Credo che ci siano molte realtà nel nostro Paese, anche di piccole dimensioni, con una forte identificazione con il proprio territorio, che in modo inconsapevole attuano politiche di responsabilità sociale. Tutto questo andrebbe valorizzato per innescare quel circolo virtuoso di contaminazione capace di creare reali impatti positivi sulla società».

di Marco Taverna

Guarda il report integrato 2017 di Randstad

Share this Post!

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.