Il punto del Direttore

 

 

 

C’è una frase nel recente articolo di Techeconomy di Stefano Epifani davvero molto interessante per comprendere non solo l’attuale situazione così complessa ma per leggerla in chiave di prospettiva: “la gestione della emergenza non può essere organizzata in emergenza.”

E’ come dire che nel caso della Agenda 2030 che è difficile fare cambiamenti se passa il tempo e cresce l’emergenza planetaria per la sorte di tutti noi.

La sostenibilità oggi è una emergenza generale.

Vediamo cosa sta accadendo, vediamo quante difficoltà dobbiamo affrontare.

Ma certe cose le sappiamo bene.

In un paese provato dai tanti terremoti, abbiamo visto cosa accade quando la catastrofe tocca un territorio: interventi sociali e sanitari immediati, si tampona il disagio immediato, poi passa il tempo ed a un certo punto, finita l’emergenza, non accade più nulla (o poco più!) Lo sanno benissimo i sindaci di tanti paesi che ancora oggi, dopo anni vivono, il post-trauma senza certezza.

La Sostenibilità richiede invece programmazione.

Anzi è proprio lo sguardo alla complessità della realtà così come si presenta nel tempo che viene richiesta un prevenzione programmata.

Programmazione dettata dalla esigenza di prevenzione.

Ora siamo tutti più intelligenti per capire. Si vede quanto è stata sciagurata la politica sanitaria che ha sempre pianificato una spesa che prevedeva minori assunzioni nel settore, minori investimenti, e ha visto una strenua e astrusa lotta tra Governo e Regioni in cui nessuno è mai stato soddisfatto delle misure poste in essere.

Ora vediamo con questa pandemia – mai prevista, mai contemplata nella programmazione, senza la presenza di alcun piano di prevenzione – quanto sia difficile combatterla.

Siamo alle corde perché quando accade il disastro, nel disastro non si sa più cosa fare.

Programmare la difesa nella emergenza sconta l’esigenza di controllare la qualità della stessa emergenza. Per cui si è in ritardo. Sempre.

E’ un fatto che accade in Europa. La Commissione Europea non ha mai richiesto che ogni stato programmasse attività di prevenzione e di innovazione che toccassero i 17 Goal della Agenda 2030. Il Goal N. 3 recita : “ Una vita sana “. Un obiettivo non disgiunto da altri come Innovazione e infrastrutture (n.9); città sostenibili (11) e partnership globale (17).

C’è in Italia una prevenzione sanitaria?

Nella sanità le criticità erano note: liste d’attesa lunghissime per esami clinici significava cattiva qualità di risorse tecnologicamente avanzate negli ospedali. C’era una evidente assenza di tecnologia in “posizione di riserva” per possibili catastrofi naturali. Si è vista una grave assenza di medici e infermieri: con quota 100: si andava in pensione ma le assunzioni di personale qualificato non sono mai state oggetto di sostituzione; infine il numero chiuso in Università per l’accesso alla professione medica pur in palesi, evidenti necessità.

Emergenza posta dal Covid-19 che si rivela dura da combattere in ogni luogo non è dissimile alla emergenza planetaria sul destino del nostro vivere e sulla eredità che lasciamo alle generazioni future.

La sostenibilità implica una attenzione particolare alla persona, a chiunque, e fa i conti con tanti fattori che inducono a definire le nostre tante fragilità.

Non c’è solo l’età che rende l’uomo fragile: c’è l’assenza di lavoro, la mancanza di igiene, l’emergenza educativa tanto enunciata e mai posta al centro della attenzione della vita sociale, culturale e politica, il degrado della comunicazione, l’assenza di valori comuni, la stessa lotta politica giocata sull’insulto personale che ha aggravato la attenzione alla politica costruttiva, l’emergenza climatica ed ambientale, l’inquinamento di aria e acqua.

Queste sono tutte emergenze!

Il Coronavirus ci insegna un fatto importante: per uscire dai guai occorre una concezione solidale del vivere tra la gente, che i furbetti non ci piacciono, chiunque essi siano, che il linguaggio deve trovare elementi positivi e negativi, ma la loro esposizione non può essere un attacco all’avversario di turno, che il destino umano è comune e la morte alla fine chiude ogni discussione.

Il più grande insegnamento è tenere in grande considerazione il fattore IMPREVISTO.

L’imprevisto è parte della vita e i segni della sua esistenza ci sono ogni giorno.

Occorre guardare all’imprevedibile con grande rispetto, perché dentro la storia accade che il suo volto abbia un volto insperato e spesso esso si mostri con un volto buono.

Un volto da vedere, cui aggrapparci.

Che la nostra ragione non sappia prevedere tutto, (anche con tutti modelli matematici) è una bella scoperta, che l’uomo dipenda da altro è una evidenza e che l’uomo non si dà la propria vita misura ogni supponenza e ogni pretesa su se stessi e sul proprio fare ed essere.

L’imprevisto pone sempre domande di significato, e se lascia uno smarrimento alla fine lo sguardo cerca un appoggio, un aiuto al bisogno.

Anche la risposta alla domanda di aiuto ha il volto della imprevedibilità!

“Un imprevisto è la sola speranza!” (E.Montale, «Prima del viaggio»).

 

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

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