Ulteriore revisione delle regole, prima exit e raccolta in crescita: il 2018 dell’equity crowdfunding, la raccolta online di capitali da investitori che decidono di puntare su startup e pmi (innovative e non), dimostra che questa modalità di finanziamento, partita molto in sordina quasi 5 anni fa, sta prendendo sempre più piede in Italia. In questi giorni la Consob, autorità di vigilanza sulla Borsa, ha eliminato il limite di 500 investitori nelle campagne di crowdfunding. Il parlamento europeo ha approvato nuove norme che prevedono, tra l’altro, l’aumento da 1 a 8 milioni di euro del tetto per ciascuna offerta di crowdfunding, ma anche maggiore trasparenza sui possibili rischi di fallimento. C’è anche stata la prima exit, quella della società Baia Blu Capital, pmi italiana che ha realizzato e venduto completamente le unità del progetto immobiliare per il quale aveva raccolto capitali online sulla piattaforma Walliance. Per quanto riguarda i numeri della raccolta, da gennaio a marzo 2018 si è verificato un balzo mai effettuato prima, con 5,9 milioni di euro raccolti in soli tre mesi, per arrivare a fine giugno a quota 11,524 milioni. Un andamento che lascia prevedere un raddoppio entro la fine del 2018. (I dati aggiornati sono reperibili a questo link) .

Intanto l’Unione europea ha approvato nuove regole per l’equity crowdfunding. Ma vediamo meglio che cosa sta cambiando.

L’equity crowdfunding è una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori (crowd) di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese (innovative e non) attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese (equity). È una modalità di raccolta fondi relativamente nuova: è stata normata in Italia nel 2013. Il nostro Paese è stato il primo in Europa (e sostanzialmente nel mondo, perché negli Usa già esisteva ma con forti limitazioni) a introdurre questo tipo di normativa con una legge e un successivo regolamento. Inizialmente però l’equity crowdfunding non è decollato anche a causa di norme considerate restrittive dai player del settore. Successivamente il regolamento è stato più volte modificato, con conseguente impulso agli investimenti.

Via al tetto dei 500 investitori
L’ultima delle numerose modifiche al regolamento dell’equity crowdfunding è la seguente: a fine ottobre la Consob ha eliminato il tetto dei 500 soci. Finora non era possibile superare questo tetto perché, se la raccolta avesse avuto più di 500 investitori, avrebbe trasformato la startup in “emittente di titoli diffusi”, con obblighi di informativa simili a quelli di una società quotata. In una consultazione pubblica, però, Satispay, la startup dei pagamenti digitali fondata da Alberto Dalmasso che ha raccolto finora la cifra monstre (per l’Italia) di quasi 15 milioni di euro, ha presentato dei rilievi a questa norma. Motivazione: contava sull’effetto promozionale di avere centinaia di soci-testimonial, ma questo le era reso impossibile dal regolamento. Consob ha accolto il rilievo e in questi giorni uscirà il documento ufficiale sulla non applicabilità del limite di 500 investitori alle campagne equity crowdfunding.

L’Europa aumenta a 8 milioni la soglia di offerta
Lo scorso 5 novembre la commissione Affari economici e monetari del parlamento europeo, con 38 voti a favore e 5 contrari, ha adottato norme comuni sulla creazione e sul funzionamento dei fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese. Le nuove norme prevedono l’aumento della soglia massima per ciascuna offerta di crowdfunding a 8 milioni di euro rispetto al milione proposto dalla Commissione Ue. Alzando il limite per le operazioni di crowdfunding a 8 milioni di euro si faciliterà non solo la raccolta del capitale per la fase iniziale, ma anche “per il potenziamento delle imprese innovative”, perché l’Unione europea ha tra i suoi compiti quello di sostenere idee imprenditoriali innovative, anche quando potrebbero apparire rischiose. Nel testo approvato si chiede inoltre ai fornitori di servizi di crowdfunding di fornire ai clienti informazioni chiare su rischi e oneri finanziari relativi al loro investimento, compresi i rischi di insolvenza e i criteri di selezione dei progetti. Gli eurodeputati raccomandano poi che i fornitori di servizi pubblichino i tassi di fallimento dei progetti offerti sulla loro piattaforma ogni anno. I potenziali investitori dovrebbero essere dotati di una scheda informativa sugli investimenti chiave, redatta dal proprietario del progetto per ciascuna offerta. Le piattaforme dovranno poi garantire che i clienti siano in grado di presentare reclami contro di loro gratuitamente. Per fare ciò, dovrebbero fornire loro un modello standard e un registro di tutti i reclami ricevuti e delle misure adottate.

La prima exit italiana dell’equity crowdfunding
Il 31 ottobre scorso la società Baia Blu Capital del gruppo MAK ha provveduto all’invio dei bonifici ai sottoscrittori dell’investimento immobiliare “Jesolo Baia Blu”, per la restituzione del capitale e l’erogazione del rendimento realizzato, così come previsto al momento della sottoscrizione. Si è trattato della prima exit dell’equity crowdfunding italiano.

La società MAK Invest aveva infatti lanciato a maggio 2018 la sua seconda campagna di raccolta di capitali raccogliendo quasi 800.000 euro da oltre 92 investitori attraverso il veicolo societario Baia Blu Capital. Il progetto prevedeva la realizzazione di un resort di 35 appartamenti distribuiti su 5 edifici, costruito integralmente in soli 6 mesi nel lido veneziano.  (…)

Continua la lettura dell’articolo di Luciana Maci

 

(da EconomyUp newsletter del  30 dicembre 2018)

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