Eppur si muove

L’uomo della strada

Che il “fenomeno” Greta mi abbia colpito è indubitabile. Ma lasciatemene parlare ancora una volta e vi prometto che per un po’ non ne parlerò più.

Al di là di tanti articoli sui giornali, di pareri di illustri commentatori televisivi, guardando anche ai non pochi scettici e detrattori, desidero testimoniarvi di alcuni piccoli segnali che ho potuto cogliere personalmente.

E che mi hanno portato a pensare “eppur si muove”.

Innanzi tutto collochiamo questa affermazione nel suo giusto contesto.

A “muoversi”, naturalmente, è la Terra, secondo quella teoria copernicana che Galilei aveva cercato di verificare sperimentalmente e che aveva difeso nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.

Inventando questo aneddoto si voleva probabilmente difendere la dignità dello scienziato italiano, pure costretto dagli inquisitori all’atto di abiura. Infatti, mentre da una parte le teorie eliocentriche che egli aveva insegnato come vere erano in realtà solo ipotesi matematiche, e lo portarono perciò all’abiura, dall’altra parte l’apparato di teorie e osservazioni suggerivano a Galileo la veridicità delle teorie, che infatti successivamente sarebbero state dimostrate scientificamente.

Ma vi racconto i piccoli segnali che mi hanno convinto che l’invito di Greta ai giovani  a sentirsi coinvolti, in prima persona, nel problema della salvaguardia della Terra è arrivato forte e chiaro.

Andando in giro per la città sto notando che la bottiglietta di acqua che gli studenti tengono infilata in una tasca laterale dello  zainetto, insieme coi libri della scuola e, al nord,  dall’altra parte, con l’ombrellino pieghevole, non è più quella di plastica che c’era prima, ma una borraccia colorata, “ricaricabile”.

E sullo stesso piano dell’attenzione all’uso indiscriminato della plastica, mi sono sentito apostrofare dalle mie nipoti quando ho portato a tavola l’acqua minerale nella bottiglia da un litro e mezzo (di plastica).

Ancora. Sempre per strada ho assistito ad una scena, forse impensabile fino a poco tempo fa, di una ragazza che ha preso a sgridare con vivacità un suo amico che ha gettato  la cicca della sigaretta a terra, ignorando un cestino/portacenere poco più avanti.

Piccoli segnali? Certo. Non è che così si liberano gli oceani dalle “isole di plastica” o si impedisce alle cicche di sigaretta di dover aspettare il passare dei secoli perché si auto-distruggano.

Eppure mi sono detto “vuoi vedere che funziona”. E che il richiamo di una giovane ai suoi coetanei può valere di più di importanti meeting internazionali.

Il percorso è lungo. Non si può già affermare che la soluzione è vicina. Ma dopo le parole di Greta credo si possa certamente confermare che è difficile, eppur si muove.

Ugo Canonici

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