Migliaia di onlus e organizzazioni di volontariato (odv) sono alle prese con la scadenza del 3 agosto di quest’anno entro cui dovrebbero adeguare i propri statuti secondo le previsioni della Riforma del Terzo settore. Probabilmente tante piccole organizzazioni non sono nemmeno al corrente della norma: ma se non vi ottemperassero non potrebbero più fruire dei vantaggi del loro stato di onlus o di odv.

Tale impegno interessa anche i numerosi enti di promozione sociale operanti in Italia. Il tema è impegnativo per gli enti interessati che debbono fare scelte complesse per adeguare le proprie regole di governance e di struttura organizzativa alle previsioni dì una Riforma che non è completa, soprattutto con riferimento al quadro fiscale, che attende le autorizzazioni europee. Inoltre, il Registro del Terzo settore da cui dipende l’effettivo avvio di tutto il sistema non sarà pronto prima di 18 mesi; infatti il Ministero del Lavoro ha siglato in dicembre un contratto per l’avvio del Registro con Unioncamere, cui serve anche l’approvazione da parte della Corte del Conti. Perché allora costringere gli enti a questo sforzo, che comporterà costi di consulenza, ma soprattutto implicherà scelte probabilmente da rivedere all’effettivo completamento della Riforma?

Si pensi anche che per gli enti riconosciuti l’adeguamento richiederà l’intervento del notaio, non bastando infatti l’assemblea ordinaria, e la necessità di intervento delle Prefetture e delle Regioni per migliaia di atti che intaserà le attività di tali soggetti. Per molti enti si tratterà anche di valutare se optare in futuro per la forma di Ente di Terzo settore (Ets)o di scegliere la forma dell’impresa sociale. Tale scelta non è al momento esercitarle in considerazione del fatto che non è ancora nota la risposta dell’Unione Europea sulla correttezza delle agevolazioni fiscali previste, che potrebbero essere considerate aiuti di Stato. Gli enti prima di scegliere devono poter conoscere con certezza le regole fiscali, cosa di fatto al momento impossibile: di conseguenza gli adeguamenti degli statuti non possono essere programmati correttamente.

Ci si augura che il ministro del lavoro Di Maio o il sottosegretario Durigon, delegato alla Riforma del non profit e che già aveva tempestivamente risposto ad una lettera pubblicata su Buone Notizie, possano esaminare la questione e valutare l’opportunità di un rinvio della scadenza fino al momento i cui le migliaia di enti interessati potranno avere informazioni definitive.

Sarebbe anche auspicabile che sul tema della Riforma si potesse fare il punto della situazione in modo chiaro per tutti: serve dal Governo un quadro preciso di riferimento e di prospettiva per consentire agli Enti di operare e programmare le proprie attività. Ne va dell’impegno di una parte importante del Paese che si dedica a welfare, sanità, cultura, ambiente, scuola, ricerca, sport.

di Adriano Propersi
Economia delle aziende non profit

Università Cattolica Milano

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 12 febbraio 2019)

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