L’uomo della strada

Nel gran parlare che si è fatto negli ultimi tempi della scuola, forse è rimasta in secondo piano una notizia: il ritorno dell’educazione civica in classe.
E mi sembra un gran peccato.

L’educazione civica è lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato.
Questo insegnamento, trasversale alle altre materie, è ritornato obbligatorio in tutti i gradi dell’istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia.
Secondo quanto previsto dalla legge, l’insegnamento di Educazione civica avrà, da questo anno scolastico 2020-2021, un proprio voto (o giudizio per l’Infanzia e la Primaria), con almeno 33 ore all’anno dedicate.
Tre gli assi attorno a cui ruoterà l’Educazione civica: lo studio della Costituzione, la cittadinanza digitale e (udite, udite) lo sviluppo sostenibile.

La storia dell’educazione civica risale alle prime teorie formulate da Platone nell’antica Grecia e da Confucio in Cina. In Italia, fu Aldo Moro il primo a introdurre nel 1958 l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole medie e superiori: due ore al mese obbligatorie, affidate al professore di storia, senza valutazione.
La scuola è ricominciata da pochi giorni e io mi sento di esprimere il mio più totale consenso al ritorno dell’educazione civica. Indispensabile, specie in questo periodo. E, se me lo consentite, allargo un poco il ragionamento.

Con l’aiuto delle parole di Antonio Polito (sul Corriere della sera di qualche giorno fa): “Una ondata di violenza gratuita, proterva, che sta sconvolgendo la nostra estate. … Si manifesta un nichilismo, quella specie di intimità con il nulla (nihil in latino) che si sta impadronendo, un po’ alla volta, di tanti giovani. Che svuota di valore le loro vite e le spinge a ribellarsi a ogni regola, anche quelle più elementari di umanità, perché tanto non c’è nulla per cui valga la pena. … Oggi questo nichilismo si accontenta di riempire quelle menti svuotate di valori con qualche cosa che consenta loro di arrivare fino alla fine della giornata, che dia almeno un’apparenza lì dove non c’è più senso. … (Il cambiamento) è un processo complesso che richiede innanzi tutto degli educatori, cioè delle persone disposte a rischiare per insegnare ad amare e rispettare.  Non si svolge tutto nella scuola… “ L’articolo di Polito prosegue e conclude sostenendo che non tutto si può fare solo nella scuola. E qui aggiungo anche il mio modesto pensiero.

Non si può sperare che la situazione migliori con l’introduzione della educazione civica nella scuola (anche se sarà utilissima). E’ necessario un attento “lavoro” di gruppo. In primis la famiglia, le figure di riferimento, gli influencer, gli amici, insomma tutti coloro che, fortunati, possono avere in sé quei valori (che sono presenti in ogni aspetto della vita) che mancano agli altri. Un’operazione globale.

Bisogna ri-introdurre in noi e nel mondo quei valori che abbiamo conosciuto.

Non solo, quindi, reintroduciamo l’educazione civica. Ma l’educazione. Punto!

Ugo Canonici

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