Gli investimenti pubblici non sono sufficienti per finanziare la transizione verso un’economia più sostenibile e inclusiva. Diventa quindi sempre più necessario chiedere alle imprese di farsi carico di responsabilità in tal senso e chi per vocazione ha il compito di farlo è il sistema finanziario.

 

A partire dal 2015, anno dell’accordo di Parigi sul clima e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, il sistema economico sta attraversando un’importante fase di transizione verso un’economia sostenibile sia dal punto di vista sociale sia da quello ambientale. Per raggiungere tale obiettivo, il ruolo del sistema finanziario è indubbiamente decisivo e per “muoverlo” sono intervenuti gli organi di governo europei: Commissione Europea in primis (con il Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile) e di seguito le Autorità di settore, European Banking Authority (EBA) e Banca Centrale Europea (BCE).

 

Il deciso intervento delle Autorità non stupisce se si considera che il settore bancario è fortemente regolamentato, a causa degli interessi pubblici che coinvolge: tutela del risparmio, finanziamento dell’economia, gestione del sistema dei pagamenti. Inoltre, nel caso specifico si riconosce che gli investimenti pubblici non sono sufficienti per finanziare la transizione verso un’economia più sostenibile e inclusiva. Diventa quindi necessario mobilitare i capitali privati e chi per vocazione ha questo compito è proprio il sistema finanziario.

D’altronde, i pubblici poteri in buona parte raccolgono e interpretano le richieste provenienti dalla collettività. Sono i consumatori clienti delle banche, i lavoratori, in parte anche gli azionisti, a dare sempre più importanza nelle loro scelte agli aspetti sociali e ambientali e a chiedere alle imprese di farsi carico di responsabilità in tal senso.

In risposta alle pressioni descritte, le banche si stanno muovendo nella duplice direzione di finanziare le imprese sostenibili e di essere esse stesse sostenibili. Più in particolare, esse si stanno impegnando nei seguenti fronti:

  • nella governance e nella strategia: esplicita considerazione dei cambiamenti socio-ambientali all’interno dei piani strategici e degli obiettivi e chiara responsabilizzazione in tal senso degli organi di governo e del CDA;
  • nell’attività di finanziamento: spostamento nella composizione del portafoglio prestiti, così da reindirizzare i flussi finanziari verso investimenti e imprese sostenibili (erogazione di green loans da un lato, sottoscrizione diretta o proposta al pubblico di green bonds dall’altro);
  • nella gestione dei rischi: migliore conoscenza e valutazione dei nuovi rischi (climatici, ambientali e sociali), e loro integrazione all’interno degli esistenti sistemi di risk management;
  • nella comunicazione ai mercati: aumento della trasparenza e pubblicazione di informazioni e dati relativi sia all’esposizione ai rischi socio-ambientali, sia alle attività svolte nel campo della finanza sostenibile.

di Marco di Antonio
Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari
presso l’Università di Genova

(da CSRoggi Magazine, anno 7, n.1, Gennaio/Febbraio 2022, pag. 23)

 

 


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