E si ostinano a chiamarla “cultura”

L’uomo della strada

 

Spesso dietro una parola che riteniamo una certezza si nascondono insidie deleterie.

Sto pensando alla parola “cultura”. Capita che molti di noi a questa parola si mettano sul chi-va-là. Attenzione, ti stanno dicendo qualche cosa di importante, di complesso, di aulico che magari tu non riesci a capire. La persona “colta” è quella che “parla bene”, che parla di cose complicate con perfetta padronanza, che sa usare le parole giuste ( o direi meglio selezionate) per far capire da subito che lui “sa”. E che magari vuole passare qualche cosa anche a te del suo sapere.

Io ricordo che al liceo avevo un professore di italiano che aveva decretato che cultura era saper a memoria data di nascita e di morte dei più importanti autori, almeno l’inizio delle poesie più note (meglio se anche qualche verso in più) e qualche altro dato del genere. A me veniva impossibile non paragonarlo al prof del ginnasio che ci leggeva lui, in classe, i capitoli dei Promessi Sposi, ben sapendo che a casa non l’avremmo fatto (perdendo così l’opportunità di conoscere – e qui so che parecchi lettori arricceranno il naso, ma anche io ne sono ora convinto- un testo fondamentale per chi vuol poi apprezzare un libro). E inoltre ci sentivamo molto furbi, noi studenti, quando era il momento delle interrogazioni e gli proponevamo una domanda, un quesito pertinente, ben sapendo che ci avrebbe risposto con sapiente ed esaustiva chiacchierata che avrebbe “salvato” il candidato all’interrogazione. E però avrebbe arricchito tutti noi di conoscenze aggiuntive.

Il prof del liceo diceva che era nostro dovere essere colti, il prof del ginnasio sapeva che era per la nostra formazione capire cose in più.

Questo tuffo nel mio passato è stato provocato da una affermazione ascoltata in un convegno sulla Sostenibilità . L’osservazione è stata “non ci sarà una vera affermazione della CSR finché non saremo stati in grado di far “passare” la cultura della CSR. Ed ha proseguito con una dottissima dissertazione sui trend, sugli stakeholders, sui goals, il tutto alternato anche a qualche parola italiana ma rigorosamente selezionata, e  su andamenti, numeri e curve di sviluppo.

Certo doveva essere una persona colta.

I don’t agree. Sorry. Io sono al fianco del mai sufficientemente lodato professore del ginnasio. Che non voleva che noi fossimo “colti” ma che avessimo capito.

E la differenza non è piccola.

di Ugo Canonici

(foto: kilpoldir.blogspot.com)

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