Il punto del Direttore

Come è noto attualmente è in vigore la direttiva 2014/95 recepita in Italia alla fine del 2015 che ha introdotto la Dichiarazione Non Finanziaria per le aziende di certe dimensioni.
Ora L’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) – l’organismo di consultazione della Commissione Europea sui principi contabili – è giunta alla conclusione nel preparare i nuovi standard in tema di sostenibilità.
Nel frattempo è sceso in campo anche l’IASB (International Accounting Standard Board) che è l’organismo responsabile dell’emanazione dei principi contabili internazionali.
Due organismi in campo: – uno è il regolatore della sostenibilità, l’altro dei bilanci – che collaborano insieme.

Camminano in modo parallelo e non è detto che le modalità di operatività siano le medesime, ma un segnale culturale e politico si sta ponendo e sarà attivo (si fa già una data: il 21 Aprile 2021) per l’emanazione della nuova Direttiva UE.
L’obiettivo è comune: integrare in prospettiva le informazioni non finanziarie nei bilanci delle imprese in modo che non si sia obbligati a ricercare i dati in più documenti e che il compito della interpretazione sia semplificato.
L’Europa ricerca lo Standard interpretativo.

Già il 10 Marzo la Commissione Europea ha accolto con favore la pubblicazione delle relazioni fornite dall’EFRAG contenenti le raccomandazioni per l’informazione per lo sviluppo della Sostenibilità.
L’attenzione della Commissione è tesa alla standardizzazione delle informazioni.
Il 10 marzo ad esempio è entrato in vigore in Europa il Sustainable Finance Disclosure Regulation, un nuovo regolamento volto a disciplinare il mondo degli investimenti ESG.
Una normativa che riguarda i mercati finanziari e che punta a stabilire regole armonizzate sulla rendicontazione dei cosiddetti “rischi di sostenibilità” nei portafogli dei gestori. Vengono stabiliti precisi requisiti da pubblicare su documenti di offerta nella comunicazione commerciale.

L’inciso sulla finanza sostenibile intende sottolineare un dato ormai chiaro: la finanza è trainate nella evoluzione degli standard della reportistica al fine di giungere ad una maggiore trasparenza dell’offerta di prodotti.
Un altro dato è chiaro: il lavoro dell’EFRAG con la collaborazione di IASB tende a porre standard qualificati per l’affermazione della sostenibilità all’interno dei bilanci delle aziende europee.
Di tutte le aziende.
Si comincerà con un bacino di utenza allargato: ma non dobbiamo stupirci.
La CSR è entrata dalla porta grande per coloro che fanno impresa.
Sempre più intensamente il Bilancio d’Impresa avrà contenuti precisi di natura nuova che faranno capo alla sostenibilità.

E’ un fatto culturale e pratico.
Come è possibile infatti programmare il New Generation EU, che vede ampi spazi dedicati alla innovazione senza considerare le trasformazioni e le innovazioni nell’ambiente, nel clima, nel governo del sistema, nella introduzione della tecnologia digitale ed altro, senza pensare ai protagonisti di questa nuova avventura?
Come fare un budget e un Bilancio prescindendo dagli standard di rendicontazione che contengono indicazioni pratiche sia sulla contabilità semplificata sia sulla sostenibilità applicata?

Il report 1 di EFRAG che esaminiamo per sommi capi propone una tabella di marcia per lo sviluppo di una serie completa di standard di rendicontazione della sostenibilità secondo l’UE; il report 2 propone riforme di struttura di Governance per garantire che i futuri standard europei siano sviluppati utilizzando processi inclusivi e rigorosi.

Questi accenni ci ripropongono il tema della comparabilità: saranno pronte le nuove regole sulla tassonomia per fornire a imprese ed investitori – nel caso della finanza sostenibile – un linguaggio comune per individuare quali attività e investimenti possono essere definiti sostenibili.
La classificazione sarà un risultato necessario e sorprendente ed attraverso le nuove regole di semplificazione e di chiarezza si potrà intendere chi opera in modo sostenibile e come.
La DNF del 2015 ha tracciato una strada che a guardar bene è risultato un test vincente: la sostenibilità ha preso vigore e ha influito sul processo produttivo fino alla comunicazione.
Occorre che questa dimensione culturale e pratica si dilati e diventi un contenuto in più: spesso già presente, ma mai evidenziato in modo da diventare un plus per crescere.

Le cose proposte oggi dalla Commissione Europea paiono lontane.
Una parte decisamente grande di imprese in Italia e all’estero sono boccheggianti per la crisi pandemica. Parlare di nuovi report e di bilanci quando sono assenti le risorse economiche pare uno scherzo di cattivo gusto.
C’è uno iato tra il prepararsi a costruire cose nuove e la realtà.
La saccoccia vuota non dà suggerimenti e grida solo aiuto.
La stessa saccoccia non può non pensare al domani, al dopodomani.

L’uscita dal tunnel ci sarà, non è mai accaduto e non accadrà mai che l’umanità, pur depressa e sfinita, non abbia trovato energie e risorse diverse per ricostruire. Lo dice la storia.
In quel momento l’augurio di tutti è trovare una Europa più attiva e seria che offra impulsi veri di ripresa. Un po’ diversa da quella attuale.
Le regole devono esserci. Buona cosa la semplificazione. Buona l’attenzione alla vita sociale, all’ambiente, alla inclusione. Buona cosa infine evitare l’autoreferenzialità che spesso si vede a proposito della sostenibilità.
Anche questo è un aiuto. Uno sguardo al presente che fa intravedere il futuro.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile


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