E adesso ripetete: so-ste-ni-bi-li-tà

L’enunciazione teorica, tutto sommato, non è difficile. Basta trovare la parola giusta per identificare la “cosa” di cui si vuol parlare e cominciare a metterla in circolazione. L’effetto eco o, se preferite, gregge dopo un po’ dovrebbe attivarsi. È fatta!

No, non è fatta per niente. Chi compone il gregge magari bela, ma poi ci vorrebbero anche i comportamenti conseguenti.

Questa “profonda” considerazione si è insinuata in me quando, parlando con un amico di Sostenibilità, questi mi ha chiesto «Sì, ma da dove si comincia?».

Accumulatori esausti
Assistevo pochi giorni fa a una trasmissione tv. Un signore, responsabile di un consorzio che raccoglieva batterie scariche (lui diceva più propriamente: accumulatori esausti. Aggettivo che dà tutto il senso della situazione), illustrava i tanti vantaggi che derivavano per l’ambiente dall’attività che coordinava. Ogni batteria è composta di elementi (il piombo, l’acido, le componenti plastiche) che una volta, alle prime defaillance dello strumento, venivano gettate via. E addirittura spesso non valevano le raccomandazioni delle autorità che invitavano a portare le batterie scariche in luoghi opportuni per la raccolta.

Oggi questo consorzio si preoccupa di andare a raccogliere i vari accumulatori che vengono segnalati, non solo le batterie delle auto, li tratta opportunamente ricreando accumulatori “pieni di vita” e per niente esausti.
Questa è l’economia circolare, mi sono detto. Un elemento tra i più importanti della Sostenibilità. Ma chissà da dove si deve cominciare.
E mentre ci pensavo mi tornava in mente in quante occasioni mi era capitato di non dedicare, più di tanto, attenzione a dove “lasciavo” la batteria vecchia del mio motorino o della mia auto. E così si accendeva la lampadina: non basta la decisione di un’azienda per entrare nella economia circolare.

Ci vuole il contributo di tutti.

Sprecone a metà
Quando ero piccolo era divenuto quasi un ritornello “Finisci il tuo pranzo. Non si lascia niente nel piatto. Pensa ai bambini che non…”. Poi è successo qualcosa (non entro in discorsi sociali o comportamentali) e sembrava addirittura che non fosse chic lasciare un piatto completamente vuoto. Solo per focalizzare una specifica realtà, provate a chiedere alle mense scolastiche quanto è il cibo che si getta. E quindi si spreca.

Al ristorante solo una “controrivoluzione” di questi ultimi tempi sta spingendo qualcuno a chiedere al cameriere un contenitore di plastica per portare a casa le porzioni avanzate senza neanche più doverle gabellare come “doggy bag”. Anzi spesso sono i ristoratori più attenti che invitano a far compiere questa operazione.

Lo spreco ovviamente non è solo nel cibo, ma in mille altre cose. È proprio pensando ad altre situazioni che mi sono sentito un mezzo eroe, o almeno uno sprecone a metà, riflettendo sul fatto che è qualche tempo che ho imparato a usare il retro bianco dei fogli già stampati sul davanti e che prima erano destinati al cestino (ma almeno, in raccolta differenziata!).

Pensa all’ambiente
Che tema grosso! Quanti grandi cervelli e nazioni e scienziati ci stanno pensando.
Quante raccomandazioni che gli stati bellamente ignorano.
Noi singoli, con la diminuzione dei ghiacciai, l’abbattimento degli alberi nelle foreste, l’inquinamento dell’atmosfera forse ben poco possiamo fare.
Calma, forse non è proprio così. Può essere comodo, ma non è proprio così.
È vero le grandi cose le possono fare solo le grandi organizzazioni. Ma quelle piccole possiamo/dobbiamo farle anche noi. E, è banale, la somma di tante piccole….

Da dove si comincia
Mi fermo qui nell’esame dei vari aspetti che possono contribuire ad arrivare alla Sostenibilità.
E rispondo alla domanda del mio amico, «da dove si comincia?”.
Io vedo una sola possibilità: bisogna cominciare dai piccoli.

Ormai credo che la nostra generazione, per quanto dotata di buona volontà, si possa limitare solo alla teoria. Organizzare e sistematizzare le idee, fare delle proposte e cercare di imporre delle parole. Poi bisognerà attendere il seguente coro di belati. E, per non essere troppo pessimisti, si potrà anche cominciare a fare qualcosa.

Ma il vero cambiamento si potrà ottenere solo rivolgendosi ai piccoli. Nelle famiglie, nelle scuole, nei comportamenti si deve far arrivare ai piccoli il messaggio di quanto sia importante porsi l’obiettivo di raggiungere gli automatismi che permettano di fare le cose come la Natura ci chiede che siano fatte.

Bisogna far capire loro che la Sostenibilità non è un optional. Spiegare bene che ognuno di noi e di loro deve diventare protagonista nel fare le cose con l’attenzione alla Sostenibilità. Spiegarglielo bene quanto è indispensabile e quindi importante la Sostenibilità.

E poi fare la verifica che il messaggio sia arrivato correttamente. E che, anche, imparino bene la parola.

E adesso ripetete: so-ste-ni-bi-li-tà.

 

di Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 3, n.2, Marzo 2018, pag. 34)
(foto: canaleenergia.com)

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