Donazioni, l’emendamento che agita il Terzo settore

Sulle donazioni non si scherza. E non ci possono essere dubbi interpretativi. L’emendamento all’articolo 83 del Codice del Terzo settore approvato ieri all’interno del decreto fiscale fa invece pensare esattamente al contrario. Il problema sta in due parole, dove si parla delle «erogazioni liberali… a favore degli enti del Terzo settore non commerciali» per le quali il contribuente può ottenere una detrazione del 30 per cento.

Ieri sono state eliminate le parole «in denaro», riferite appunto alle erogazioni, come a voler togliere questo incentivo fiscale a chi dona soldi e non beni immobili. Possibile? I rappresentanti del Forum del Terzo settore sono corsi a chiedere chiarimenti e, durante un incontro al ministero del Lavoro con i tecnici e i dirigenti che gestiscono questa partita, hanno avuto garanzie sul fatto che «nulla cambia»: garanzie ribadite anche nella relazione di accompagnamento al testo. In effetti, l’articolo 83 epurato delle due parole così reciterebbe: «Dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 30 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente per le erogazioni liberali o in natura…».

Le erogazioni liberali corrispondono alle donazioni in denaro? Secondo il ministero sì, ma il mondo del Terzo settore trema. In attesa di un chiarimento definitivo (e comunque il dubbio si insinua: ma che senso ha questo emendamento?) varrebbe la pena di chiedere al governo di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda, come ha ricordato l’Istituto Italiano della Donazione, di 10 milioni di cittadini donatori e di migliaia di imprese che sostengono il non profit come elemento imprescindibile delle nuove economie civili. Questa spinta altruistica, anche in un periodo in cui molte realtà del Terzo settore sono nel mirino e affrontano una crisi di fiducia, dovrebbe essere considerata un valore aggiunto. Invece viene penalizzata da normative che rendono complicato e limitato il vantaggio fiscale, quasi a volerlo scoraggiare con effetti che potrebbero essere devastanti per tanti progetti sostenuti proprio (e quasi totalmente) dalla beneficenza. Il modello americano e anglosassone, come noto, garantisce a benefattori e mecenati la detassazione totale sul donato. Noi siamo lontani da quell’obiettivo: ma fare addirittura un passo indietro sarebbe oggi inaccettabile.

di Elisabetta Soglio

(da Corriere della Sera del 30 novembre 2018)

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