Di fronte alle sfide dell’innovazione e della trasformazione digitale, che per il mondo normale sono ovvietà acquisite da anni, il dubbio tra chi ancora pensa al Terzo settore come al regno del puro volontariato un po’ naif può venire: riuscirà il mondo del sociale a fare il salto? La risposta è su un altro piano. E cioè che, semplicemente, dovrà farlo. «E necessario avviare una stagione di politiche per l’innovazione e il trasferimento tecnologico capaci di ridistribuire equamente valore, dando il via a un progetto di sviluppo più inclusivo», dice Maurizio Sobrero, professore di Innovation management all’Università di Bologna.

E ne riparlerà il 6 febbraio al Social innovation campus negli spazi di Mind, l’appuntamento (ne parliamo qui sotto) promosso a Milano dalla Social Innovation Academy e da Fondazione Triulza per raccontare a studenti e cooperatori come le tecnologie possano generare impatto sociale per città efficienti e sostenibili.

Il contesto

«L’evento – continua il professore – si focalizzerà sulle infrastrutture innovative legate al mondo del welfare e dell’abitare. Con tre fattori sui cui concentrarsi: le profonde diseguaglianze nell’accesso ai benefici, che è fondamentale cercare di superare; il tema delle policy, cioè l’esigenza da parte di soggetti che distribuiscono risorse pubbliche di rendere visibile l’impatto sociale reale delle politiche di innovazione; infine la necessità per il sociale di managerializzare le proprie attività». E spiega: «È fondamentale preparare il contesto. Un esempio è Piazza Grande, una realtà non profit bolognese che aiuta i senza tetto. Dovevano riorganizzare magazzino e processi. E un gruppo di studenti ha sviluppato per loro alcune soluzioni. Ma ora bisogna diffondere l’uso di questi strumenti e il nuovo modo di lavorare».

Per incoraggiare al cambiamento ci vorrebbero iniziative pubbliche, come è avvenuto nel settore industriale: «Un piano Industry 4.0 declinato al sociale, con incentivi fiscali per l’innovazione al fine di sviluppare soluzioni che siano abbordabili per contesti che hanno minore capacità di spesa». Infine Sobrero propone un modello anglosassone di Public Procurement dell’innovazione, che parta dall’assioma che le spese pubbliche in innovazione generano benefici per la collettività: «Si tende a pensare che in un’economia caratterizzata da scarsità di risorse la promozione dell’innovazione non debba costituire una priorità. In tutte le Regioni italiane la parte più rilevante del bilancio è dedicata alla sanità. Se ne usassimo una parte per promuovere innovazioni avremmo un leva potente da attivare senza utilizzare nuove risorse».

Le procedure
A cambiare, però, devono essere le procedure: «Ho un problema, cosa mi proponi per risolverlo? Chiedere al privato soluzioni da portare nel welfare pubblico è la chiave. Nonostante l’Europa abbia lanciato nel 2018 la Guidance on Innovation Procurement, in Italia non viene utilizzata. Il limite è la rigidità del nostro assetto normativo».

Ma alcune iniziative di trasferimento tecnologico per il sociale stanno comunque cominciando a muoversi. Vedi Torino Social Factory con i suoi laboratori di incubazione, 0 la Fondazione Triulza che ha dato vita al primo Parco per l’innovazione sociale in Italia: «Milano Innovation District ha le potenzialità per essere il luogo dove sperimentare meccanismi di trasferimento tecnologico nel sociale. Bisogna creare le condizioni – sottolinea Mario Calderini, presidente del comitato scientifico del Campus – affinché si sviluppi un ecosistema d’innovazione, li Terzo settore deve diventare protagonista di una nuova generazione di politiche capaci di redistribuire valore più equamente al territorio e alla società, tenendo insieme i ” crescita economica e contrasto alle disuguaglianze».

Istruzioni per esserci
Per partecipare alla due giorni del Social Innovation Campus ci si deve registrare sulla piattaforma sicampus.org

di Giulia Cimpanelli

 

Il programma

Rivoluzione tecnologica e territorio: come costruire le città del futuro

Due giorni (5-6 febbraio) di incontri, laboratori, lezioni magistrali ma anche giochi di ruolo con il primo «Social Innovation Campus» negli spazi di Mind, Milano Innovation district. Promossa da Social Innovation Academy e Fondazione Triulza, coinvolge studenti, cooperative, enti filantropici, università, centri di ricerca, mondo del Terzo settore ma anche imprese e istituzioni. Un unico obiettivo: far comprendere come le tecnologie possano generare impatto sociale e ambientale e aiutare a trovare soluzioni innovative per dar vita a città accoglienti, sostenibili, efficienti per tutti. Perché l’innovazione tecnologica e scientifica in un costante dialogo con il territorio e i cittadini può diventare lo strumento per mitigare le diseguaglianze. «Shared City: Innovazione, Partecipazione e Sostenibilità nelle città del futuro» è il tema della giornata d’apertura con un dialogo tra studenti, giovani cooperatori e, tra gli altri, i presidenti di Ubi Banca Letizia Moratti, di Fondazione Cariplo Giovanni Fosti, e di ASviS Pierluigi Stefanini. Duecento studenti delle scuole superiori saranno poi coinvolti in un hackathon, altri in percorsi mirati all’orientamento nel mondo del lavoro e alla formazione. Ci sarà anche la testimonianza internazionale di Indy lohar, architetto e co-fondatore di 00 (projec.t00.ee), le cui attività puntano a trasformare le minacce del tempo in risorse per vincere alcune sfide sociali del secolo tra cui povertà e disoccupazione. Sarà possibile capire infine quali programmi la Ue finanzierà nella nuova fase 2021-2028 e le nuove opportunità per imprese e startup che guardano al sociale.

(da Buone Notizie – L’impresa del bene del 28 gennaio 2020)

 

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