Chi l’ha detto che le donazioni per essere sincere e avere un valore etico devono essere anonime? Lo si pensa e lo si dice spesso, qui in Italia, mentre all’estero, soprattutto nel mondo anglosassone, è del tutto normale dichiarare come e quanto si aiutano gli altri attraverso più o meno generose elargizioni.

È una questione di mentalità, che ha origini che si perdono nella notte dei tempi.

Qui da noi nel passato le donazioni potevano essere fatte solo dai “signori”, dalle famiglie ricche e nobili che comandavano nei vari territori in cui era suddivisa l’Italia e decidevano nel bene e nel male il destino delle persone cosiddette “normali”. Elargivano soldi alle realtà per lo più religiose che provvedevano poi a costruire scuole, ospedali, ricoveri per poveri, ecc. Non si sapeva chi era il benefattore, se non nei rari casi in cui erano coinvolte persone “illuminate”, che oltre a donare si esponevano personalmente e mettevano sul campo il loro desiderio di rendersi utili all’umanità.

Negli Stati Uniti, dove la ricchezza e concentrata nelle mani di uomini che si sono fatti per lo più da sé, non funziona così. Fare del bene è tra i doveri pratici di ogni buon cittadino è un modo per ringraziare il destino e condividere la propria fortuna con chi fortunato non è, e non c’è niente di vergognoso nel raccontarlo.

Un modo di pensare che sembra finalmente trovare applicazione anche dalle nostre parti. Ci riferiamo in particolare a quello che sta accadendo in questi giorni caratterizzati dalla grande emergenza per il coronavirus.

Alla terza settimana di allarme, quando i presidi ospedalieri sono ormai allo stremo delle forze e hanno bisogno di nuove risorse, è scattata una virtuosa gara alla donazione. Vi hanno partecipato i rappresentanti del comparto della moda, tra questi Giorgio Armani, Dolce&Gabbana, Gucci, Bulgari, grandi aziende della distribuzione come Esselunga, società sportive come Inter e Milan, grosse industrie, ne citiamo alcune a caso come Xiaomi, AngeliniPharma ed Eni, grandi gruppi bancari come Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum…

Ma il botto l’hanno fatto Fedez e Chiara Ferragni la coppia che spesso fa parlare di sé per lo stile di vita glamour e per quella sua voglia irrefrenabile di “sbattere in faccia la propria ricchezza” al popolo che affolla i social.

Bene, Fedez e la Ferragni hanno annunciato di voler donare una cifra (cospicua) a un istituto di ricerca del milanese e hanno aperto una raccolta fondi in cui hanno invitato amici, colleghi, fans e quant’altro a dare il loro piccolo o grande contributo per la stessa causa. Potere della comunicazione ai tempi del coronavirus: in poco più di un giorno sono riusciti a raccogliere più di 3 milioni di euro e la cifra sembra destinata a salire.

Tre milioni di euro, in poche ore. La dimostrazione che le donazioni, quando rese note, oltre ad avere validità per sé stesse possono servire da traino per molte altre persone.

Pensiamoci bene, dunque, prima di pensare o dire che devono rimanere segrete, per essere sincere o per avere un valore etico.

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.1, Febbraio/Marzo 2020, pag. 30)

 


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