Dal dono all’investimento

Non ho la possibilità di far eseguire dei sondaggi “scientifici” (che poi anche quelli …), ma non perdo occasione, quando mi trovo con amici e conoscenti di chiedere “ma tu sai cosa è la CSR?”. Le risposte che ottengo vanno dal “non so” a “sì, quelli che curano le aiuole”, a “chi opera nel Terzo Settore”.

Sarà colpa dell’acronimo inglese? Ma anche passando alla traduzione, Responsabilità Sociale, non si migliora di molto. Devo dire che adesso si sta facendo largo il termine “sostenibilità”. E lo si comincia a sentire citato in vari ambienti e situazioni.

Ho letto in un articolo una considerazione banale ma illuminante: «Se vogliamo che i nostri figli vivano in un mondo sostenibile è indispensabile che già oggi si ponga attenzione alla sostenibilità».

Insomma fare cose sostenibili non è certo più da considerare fare delle cose buone e belle, dare a chi ha bisogno, donare. Tutte cose che vanno bene e siano benedette. Ma sostenibilità è impostare nuove strutture, nuovi programmi operativi, nuove filosofie per cui l’azienda fa del suo meglio per non “combinare disastri”, in primis nel suo interesse.

Insomma si tratta di passare dal concetto di “dono” a quello di “investimento”.

Ha detto recentemente Papa Francesco: «Nel mondo pesa un modello di sviluppo ormai superato che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale». E quindi è ora di cambiare. Le aziende devono intraprendere nuovi modi di lavorare. Non solo per ragioni di marketing o perché “migliorano l’immagine” ma soprattutto perché il buon senso e il mondo ce lo chiedono.

Per dare qualche punto di riferimento nel mare magnum delle cose che sarebbe opportuno fare, le Nazioni Unite hanno individuato alcuni obiettivi prioritari sui quali concentrarsi. Si tratta di “17 Sustainable Development Goals” che compongono l’Agenda 2030 e si riferiscono a diversi ambiti dello sviluppo sociale, economico e ambientale, che devono essere considerati in maniera integrata, nonché ai processi che li possono accompagnare e favorire in maniera sostenibile, inclusa la cooperazione internazionale e il contesto politico e istituzionale. Sono presenti, come componenti irrinunciabili, numerosi riferimenti al benessere delle persone e a un’equa distribuzione dei benefici dello sviluppo.

Ogni goal ha obiettivi specifici da raggiungere nel corso dei prossimi 12 anni.

Allo scopo di identificare un quadro di informazione statistica condiviso quale strumento di monitoraggio e valutazione dei progressi verso gli obiettivi dell’Agenda, è stato costituito l’Inter Agency Expert Group on SDGs (IAEG-SDGs), che nel marzo 2016 ha proposto una prima lista di 241 indicatori.

Nel frattempo inizia a emergere un quadro sorprendente di persone che trovano energie inaspettate, partendo da uno sguardo positivo su di sé e su ciò che le circonda. Non solo, emerge un potenziale di cambiamento che, oltre i singoli, può investire e già investe le organizzazioni complesse, le imprese, i media.

Riguarda tutti
Dice Giuseppe Feyles su “Il Sussidiario”: «Oggi, molti parlano di sviluppo sostenibile, ma pochi sanno cosa sia. C’è dunque un problema di comunicazione, di trovare gli strumenti efficaci, distinguendo i media, i target e cercando un linguaggio adeguato a ciascun contenuto. Ma c’è soprattutto da comunicare che non si tratta di un tema per persone particolarmente sensibili. Riguarda tutti.

È stato detto che dopo la crisi recente non è più concepibile un modo di intendere il proprio lavoro, o la propria impresa, come un mondo chiuso. L’apertura all’altro, o se si vuole alla società, è parte della riuscita del proprio lavoro, anche dal punto di vista del profitto. Dalle multinazionali alle piccole organizzazioni, chi più chi meno, oggi tutti sono attenti alla CSR. Ma sbaglierebbe chi ne individuasse la spiegazione solo in una furbizia di marketing o nella cosiddetta “globalizzazione”, perché sarebbe ancora una volta rimanere dentro un recinto, quello economico, solo un po’ più vasto. La ragione vera sta in un’idea, in alcuni tenacemente ancora viva, magari latente, confusa, solo intuita, come un barlume: non può servire a me ciò che non serve anche all’altro che mi sta accanto. Certo, non ci si può illudere. Il positivo c’è, ma è poco. E per un’impresa attenta alle conseguenze di ciò che produce, quante ce ne sono di irresponsabili? È come per le persone. Però, però: ce ne fosse anche soltanto una, si può ripartire da lì».

È chiaro che non si può pensare di voler raggiungere tutti e 17 gli obiettivi in un colpo solo. Ci vorrà del tempo. Ma soprattutto ci vorrà la convinzione di tutti che bisogna porsi in questa direzione. Bisogna metterselo in testa. Papa Francesco ci ha fatto osservare che il modello di sviluppo che abbiamo seguito sin qui non è più adeguato. Bisogna andare in una direzione nuova. Bisogna che impariamo, oggi, subito, a pensare in termini di sostenibilità. È nel nostro interesse. È un investimento.

di Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 3, n.1, Gennaio 2018, pag. 30)

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