Csr Manager Network, il primo obiettivo è superare le frontiere

Fulvio Rossi è presidente di CSR Manager Network dal 2012. È al suo terzo mandato. A lui chiediamo di che cosa si occupa e quali sono gli obiettivi dell’associazione nata su iniziativa di Altis-Università Cattolica e dell’Istituto per i Valori d’Impresa.

Ci può raccontare brevemente gli inizi del suo interessamento alle tematiche connesse alla CSR e i primi passi dell’associazione che lei presiede?
«Ho iniziato a seguire i temi di Corporate Social Responsibility più di 10 anni fa, ricoprendo dal 2006 il ruolo di Responsabile CSR in Terna SA. Sono socio del CSR Manager Network dai primi anni di attività del Network, di cui sono Presidente dal 2012. Ricopro questo ruolo per il terzo mandato, da giugno 2017. Il CSR Manager Network, nato su iniziativa di ALTIS-Università Cattolica e dell’Istituto per i Valori d’Impresa e inizialmente coincidente con parte delle attività di quest’ultimo, nel 2012 si è costituito come associazione autonoma, proseguendo la collaborazione con ALTIS, che fornisce il supporto metodologico ed esprime il Direttore Scientifico del Network, il professor Mario Molteni.

La nostra organizzazione è in crescita costante: da una dozzina di soci iniziali siamo arrivati oggi a quota 140. In 12 anni di attività abbiamo organizzato oltre 60 incontri a porte chiuse, una ventina di convegni, oltre 70 webinar e 15 ricerche originali. Workshop e ricerche sui temi più rilevanti della professione del CSR Manager e delle politiche di sostenibilità sono le attività che maggiormente ci contraddistinguono. Per esempio, con ALTIS e Assonime, abbiamo recentemente realizzato uno studio che dimostra come i temi della sostenibilità siano entrati nei Cd.A. delle imprese italiane e di come il percorso d’integrazione nel governo e nella gestione aziendale appaia ormai irreversibile: oltre il 70% delle imprese del FTSE MIB oggi ha nel proprio piano strategico obiettivi socio-ambientali, in aumento rispetto al 40% del 2013».

Quali sono i passaggi più importanti che hanno segnato il cammino e l’affermazione dell’Associazione?
«CSR Manager Network riunisce i professionisti e i manager che si dedicano alla definizione e alla realizzazione delle strategie e dei progetti socio-ambientali e di sostenibilità nelle imprese e in altre organizzazioni. Operiamo per promuovere la professionalità dei responsabili aziendali della CSR e per diffondere la cultura della sostenibilità, concepita come uno strumento di competitività delle aziende e di sviluppo del Paese. Due anni fa il Network è diventato partner e rappresentante dell’Italia nel Global Network del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD). Rappresentare il WBCSD in Italia è un’occasione importante sotto due aspetti: a noi offre la possibilità di poter portare nel nostro Paese le buone pratiche in tema di sostenibilità presenti nelle grandi aziende internazionali; allo stesso tempo, abbiamo l’opportunità di poter valorizzare anche le esperienze adottate dalle imprese italiane, non sempre conosciute e riconosciute a livello internazionale.

Recentemente abbiamo promosso e lanciato la European Association of Sustainabi-lity Professionals (EASP), un nuovo network che riunisce le maggiori organizzazioni europee che rappresentano i professionisti della CSR: l’obiettivo è quello di estendere su scala europea quello che abbiamo fatto in questi anni, ovvero confrontare tra noi le migliori esperienze, cogliere le migliori opportunità, e soprattutto confrontarci con una dimensione normativa che ormai è sempre più su scala europea».

Oggi l’Associazione vanta relazione diffuse in tutto il mondo e svolge un’importante ruolo di acculturazione, di informazione e di relazione per i soci attraverso incontri selezionati sempre più approfonditi. In questo momento quali sono le tematiche che ritiene utili approfondire nel suo programma? Vi sono argomenti importanti che intende sviluppare attraverso gli incontri?
«Forse mai come oggi il ruolo di CSR Manager si trova al crocevia di cambiamenti importanti che hanno dirette conseguenze all’interno delle aziende. Organismi nazionali e internazionali, direttive, movimenti di opinioni stanno cambiando il modo di pensare il ruolo dell’azienda, richiamando responsabilità sociali e ambientali. L’evoluzione della figura del CSR Manager, quindi, si gioca soprattutto dentro le organizzazioni, dove occorre consolidare il ruolo dello sviluppo sostenibile e stimolare lo scambio tra funzioni aziendali, creando una sempre maggiore compenetrazione nelle strategie di business. Il CSR Manager Network si pone come obiettivi prioritari quelli di continuare a superare le frontiere, tramite reti globali tra esperti della CSR, e di uscire dai confini della singola professione, ampliando le alleanze e le collaborazioni con altri ambiti professionali.

In sintesi, quindi, le linee guida del programma ideato e condiviso con il Consiglio Direttivo del CSR Manager Network, che ho l’onore di presiedere, sono tre: formare gli iscritti in modo approfondito e coerente con l’evoluzione del contesto esterno, promuovere la crescita della sfera di influenza dei manager della sostenibilità nelle aziende, collaborare con organizzazioni e istituzioni anche al di fuori della tradizionale cerchia degli addetti ai lavori».

Pensiamo che anche una piccola o media imprenditoria troverebbe benefici nell’approccio ai temi della sostenibilità, qual è il suo pensiero in proposito? Anche lei percepisce l’utilità di un coinvolgimento maggiore delle PMI?
«L’importanza che il mercato attribuisce alla sostenibilità sta crescendo rapidamente ed è bene che anche le PMI giochino d’anticipo su questi temi, si attrezzino e facciano proprie strategie e strumenti per lo sviluppo di un paradigma di business sostenibile, al fine di incrementare il business e guadagnare quote di mercato. Non è facile coinvolgerle, ma all’interno del Network abbiamo ottimi esempi di PMI all’avanguardia su questi temi; inoltre, confido che la sinergia con altre associazioni con cui abbiamo avviato un confronto, come Sodalitas, Forum per la finanza sostenibile, o la stessa iniziativa Global Compact, possa dare dei risultati anche su questo piano. Il Manifesto sulla CSR di Confindustria costituisce un importante stimolo in questa direzione.

Occorre considerare che esiste un grande “mondo sommerso della sostenibilità”, fatto di straordinarie best practice: conoscerlo e valorizzarlo è un punto di arrivo in cui le imprese più grandi, già esperte su questi temi, possono aiutarci. Le piccole e medie imprese non hanno nulla da temere perché spesso hanno già gli elementi da valorizzare al proprio interno, ma spesso mancano di motivazione. Nel momento in cui troveranno la motivazione giusta, assisteremo a qualcosa di realmente interessante».

Noi di CSRoggi intendiamo sviluppare la comunicazione amplificando le informazioni che giungono da diversi protagonisti del mondo della CSR. Ritiene che questo compito sia necessario e utile per una divulgazione della conoscenza? Ha dei consigli da darci?
«L’informazione è centrale, per tutti gli stakeholder delle imprese. La grande sfida, a mio parere, è nei confronti del consumatore, lo stakeholder che oggi in un certo senso manca ancora all’appello. Per il consumatore, infatti, oggi è molto difficile orientarsi nel mare ma-gnum delle informazioni, spesso contraddittorie, a volte addirittura fake news. Ben venga la buona informazione mediatica, ma occorrono anche sistemi di valutazione oggettivi, per esempio per i prodotti. In questo senso, vanno nella direzione giusta iniziative come l’Environmental product declaration o la Environmental footprint promossa dalla Commissione europea, che forniscono una scala di collocazione del prodotto rispetto alla media del settore, su una varietà di dimensioni diverse cui è sensibile, dai cambiamenti climatici all’impronta idrica».

Quali scenari prevede per il futuro, dal punto di vista dei servizi offerti dalla vostra associazione ai soci per incrementare la loro soddisfazione?
«Tre sono le principali sfide che attendono i CSR manager nel futuro: l’effettiva integrazione della sostenibilità nei piani strategici aziendali, il ripensamento della rendicontazione alla luce della direttiva europea sul non financial reporting e l’informazione efficace del consumatore. Inoltre, credo sia importante cominciare a lavorare sulla declinazione della CSR nei diversi settori industriali, in modo da garantire una conoscenza di base il più possibile completa ai manager delle aziende associate».

di Carlo Rho

 

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