COVID – 19 e la Sostenibilità

Il punto del Direttore

 

 

 

Il contributo pubblicato sulla rivista PNAS con il coordinamento del Dipartimento di Biologia e Biotecnologia C. Darwin della “Sapienza” di Roma mette in relazione il fenomeno e la diffusione delle malattie infettive con l’azione dell’uomo sulla natura.

I ricercatori sostengono che il rischio di insorgenza di malattie infettive rappresenti un punto cieco (blind spot) nei piani dello sviluppo sostenibile cui non vengono dedicate sufficientemente misure di prevenzione.

Esistono correlazioni tra Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (produzione, cibo, energia) e l’impatto che queste hanno sull’ambiente.

(www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.2001655117)

“Proprio l’Oms, (…) ha parlato del virus come un “nemico numero uno” capace di produrre danni peggiori del terrorismo, non solo per la salute pubblica ma anche per quanto riguarda l’economia.

Un impatto su numerosi punti dell’Agenda fissata per Obiettivi di sviluppo sostenibile. La cancellazione di evento come il Mobile World Congress di Barcellona e del Gran premio di Formula 1 in Cina è una conferma di quanto sia necessaria la cautela, ma anche dell’impatto sul Pil globale.”

 Infine il nostro Ministro per lo sviluppo economico nel settembre 2019, in occasione della elaborazione della Legge Finanziarie così riferì:” Non possiamo investire sulla sostenibilità nel 2020” per il grave stato dei debiti del nostro paese.

 

Non si può imputare a questa governo la situazione in cui siamo per l’insorgenza del virus COVID-19 e non lo si può imputare in particolare a nessuno.
Le osservazioni personali su chi ha colpa non contano nulla.
Così non ci sono nemmeno da commentare gli spunti che introducono queste righe di introduzione, parlano da sé.

E’ un fatto che ora siamo dentro tutti.

Se non siamo – molti di noi – ancora barricati in casa poco ci manca.
Questa potrebbe essere ben chiamata una “Peste” o “la Spagnola” del Ventunesimo secolo.
Oggi la corsa immediata – e francamente non si può fare altro – è quella di contenere la malattia.
I rimedi arriveranno per quelli che ci sono.
Ma il fatto che permane è sempre lo stesso: la mancanza di igiene generò nel tempo – e le genera ancora in molti paesi in via di sviluppo – malattie endemiche, gravi. Mortali!
La mancanza di verifica sulla relazione con ambiente umano e animale è spesso generatore di scombussolamenti.

Ora guardiamo alla vita; davanti alla paura ci accorgiamo che nel tempo si sono dimenticati i fondamentali per costruire una nuova civiltà che prosegua nel tempo.

Infine ci guardiamo e vediamo che siamo vulnerabili: alle malattie, al bisogno.
Rileggiamo la definizione che diede l’ONU alla parola Sostenibilità: “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.
Ora se guardiamo con franchezza attorno a noi vediamo con chiarezza che su qualche cosa abbiamo commesso errori. Li hanno commessi tutti!
Ma soprattutto sono stati errori di concezione del proprio io o dell’essere umano o del vivere insieme.

Una superficialità culturale e di costume che ha nascosto la nostra fragilità.
Per questo più che il mea culpa va posto il tema culturalmente più importante: la vita vale molto di più.
La vita stessa vale molto di più delle azioni che facciamo senza i valori davanti ai nostri occhi.
I comportanti dannosi alla fine li pagano tutti.

Ora siamo davanti ad indicazioni autorevoli dello Stato che giustamente opera per contenere i danni.

Occorre però coraggio per incrementare la cultura della Sostenibilità, e … caro Ministro … questo lo si può fare in mille modi, a basso costo. (Gli investimenti arriveranno quando ce la faremo!).
Occorre iniziare ad occuparci di temi importanti come il vivere con valori comuni per il bene di tutti, in sedi diverse, per cogliere le nuove esigenze che evidentemente non sono solo di tipo ambientale, ma sociali, economiche e di governo, di organizzazione del vivere civile.
Infine possiamo riconoscere l’infinita debolezza della nostra natura, delle nostre capacità e del nostro sapere.

Il progresso non è una macchina che sale all’infinito per giungere alla cima della Torre, perché basta un niente, una cosa che non si vede a occhio nudo per inguaiarci e farci assaggiare il fatto che siamo bisognosi, che non siamo capaci di tutto, che abbiamo limiti e che facciamo una marea di errori, che lasciamo andare per supponenza o superficialità.

Ritrovare il senso del vivere è un compito non più marginale!

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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