E se quel che siamo costretti a fare a causa del coronavirus fosse un grande, e involontario, test di smart city?

Anche dalle esperienze più negative si possono ricavare spunti di riflessione o veri e propri insegnamenti, come predica la cultura del fallimento praticata dalle aziende più avanzate. Forse è ancora presto per capire cosa l’epidemia del nuovo coronavirus possa insegnare all’umanità, ma intanto, tra la valanga di notizie preoccupanti emerse in questi giorni, c’è un segnale di tutt’altro tenore: le azioni per contenere la diffusione del virus sembrano aver indirettamente reso l’aria di Milano e della Lombardia più respirabile.

Forse l’emergenza coronavirus potrebbe diventare un test su larga scala per una smart city meno congestionata, meno inquinata e più ecosostenibile.  Forse questa smart city “obbligata” alla quale sono costrette le Regioni focolaio del virus (Lombardia e Veneto) potrebbe offrire spunti per la città del futuro. E qualcuno, in effetti, ci sta già ragionando.

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di Luciana Maci

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